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Musica

“Direttori giovani, tendenza rischiosa. Ho date alla Scala fino al 2030″

Dopo dodici anni alla direzione musicale del Piermarini, ora il maestro Riccardo Chailly guarda al futuro: “Mi dedicherò ai russi”

FILARMONICA Riccardo Chailly Teatro alla Scala Milano 15 gennaio 2024 © Andrea Veroni

Dodici anni alla direzione musicale della Scala, altrettante inaugurazioni, una responsabilità che ogni 7 dicembre porta il teatro davanti agli occhi del mondo. Il mandato si avvia alla conclusione, ma non il rapporto con la Scala, che continuerà anche dal 2027. Domenica Riccardo Chailly torna sul podio della Filarmonica della Scala con Augustin Hadelich, interprete del Concerto per violino di Sibelius, e la Quinta Sinfonia di Prokof’ev.

Undici anni alla Scala. Cosa succede quando guarda indietro?

«È finito un incarico, non il rapporto. Non sono mai stato caratterialmente incline ai rimpianti. Alla Scala ho avuto la possibilità di realizzare i progetti che desideravo, dal ciclo integrale di Beethoven a quello di Mahler, fino ai percorsi dedicati a Puccini e al primo Verdi. Non c’è spazio per la nostalgia».

Tre sovrintendenti in undici anni. È stato faticoso ricominciare da capo ogni volta?

«Semmai è stato stimolante. Qualche mal di testa non è mancato, ma il bilancio è positivo».

Fino a quando ha programmato date per la Scala?

«Almeno fino al 2030. Il mio ruolo cambierà, ma il rapporto continuerà. È una prospettiva che mi fa piacere».

Il 7 dicembre è una festa o una condanna?

«È una responsabilità enorme. Il mondo guarda quello che accade alla Scala. Ho sempre vissuto le inaugurazioni con grande tensione, ma anche con soddisfazione. Sapere che tutto avviene in diretta, che ogni dettaglio è sotto gli occhi di tutti, ti insegna a non dare nulla per scontato. Sono esperienze che formano».

Quest’anno, il 7 dicembre, dove sarà?

«Penso che mi godrò la nostra casa in Svizzera, vissuta poco in questi anni. La montagna, la tranquillità».

È questo che le è mancato?

«Dati i tempi così difficili, sempre più sento il bisogno di costruire angoli di pace, nella vita e nella dimensione familiare».

Lei finisce il concerto, posa la bacchetta e sparisce. È perché non ama la mondanità, per timidezza o per disciplina?

«Per me, quando arriva l’ultima battuta, finisce la mia responsabilità musicale. A quel punto comincia la mia vita privata, che amo vivere con Gabriella nella massima riservatezza».

Anni di responsabilità, di aspettative. Ha mai perso il sonno?

«Ricordo soltanto due notti insonni nella mia vita. Una per la mia prima Passione secondo Matteo di Bach, l’altra per un’opera».

Alla Scala ha difeso il repertorio italiano. Un obbligo o una convinzione?

«Alla Scala è giusto che sia così. Il repertorio italiano appartiene alla sua identità. Fa parte della nostra tradizione, che non va interpretata come la ripetizione di ciò che si è sempre fatto. Bisogna studiare il passato, capire come si è interpretato, conoscere ogni dettaglio. Ma poi bisogna trovare il coraggio di rinnovare. Altrimenti non è più tradizione, è abitudine».

E adesso che cosa si concede? Meno Verdi e più Prokof’ev?

«Il teatro russo è una delle linee che sicuramente coltiverò».

E fuori dalla Scala?

«Vorrei ampliare il mio impegno con la Lucerne Festival Contemporary Orchestra e approfondire il repertorio contemporaneo. Tornerò sul podio dei Berliner Philharmoniker e ritroverò quelle orchestre con cui ho avuto un rapporto musicale privilegiato».

Oggi i direttori assumono ruoli di vertice sempre più giovani. È un bene o un’anomalia?

«C’è una tendenza ad affidare responsabilità enormi a direttori giovanissimi. Quando ho cominciato io, a diciassette anni, ero in controtendenza. Oggi si vuole anticipare tutto. Il rischio è bruciare le tappe di un percorso che dovrebbe essere lungo».

Perché non ci s’improvvisa direttori

«Un direttore deve avere una tecnica solidissima, che si costruisce con lo studio, la preparazione e l’esperienza. Un’orchestra di centoventi musicisti non la convinci con le parole. Devi dimostrare quello che sai fare. La tecnica è il linguaggio attraverso cui comunichi con l’orchestra».