L’intelligenza non avrà mai peso, mai/nel giudizio di questa pubblica opinione. /Neppure sul sangue dei lager, tu otterrai /da uno dei milioni d’anime della nostra nazione, /un giudizio netto, interamente indignato. La voce magra e adolescenziale di Pier Paolo Pasolini risuonava come un attuale profeta d’oltretomba al Teatro Goldoni di Venezia, adagiata su rispettosi tappeti musicali di Ennio Morricone. Era il centro del concerto dell’Ensemble Parco della Musica Contemporanea di Roma nell’ambito della 70esima edizione della Biennale Musica. Agli ordini di Tonino Battista, orchestra e giovane Coro ben preparati (Accademia Alma Vox), incorniciavano le parole del regista del Vangelo secondo Matteo con il prediletto J. S. Bach, due consolazioni della Passione trascritte per corno inglese e oboe d’amore e un’algida cristalleria da Bach di Anton von Webern (Fuga ricercata a sei voci). Chiudeva un brano commissionato dalla Biennale, Chanters della compositrice canadese, Sarah Davachi, meditazione iterativa e ipnotica di lacerti melodici e aggregati armonici, secondo i canoni del minimalismo spirituale. Durata un po’ lunga che non ha dissipato la forza del richiamo di Pasolini Gli Italiani nel respingere ideologie che portano alla violenza e alla morte.
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Da un decennio il Festival Bartolomeo Cristofori di Padova ha riportato l’attenzione sulla nascita patavina del geniale inventore del forte-piano. Il festival ha offerto, come ogni anno, non solo benemeriti spazio a giovani solisti e più affermati professionisti, e coinvolto figure di grande spessore artistico: quest’anno in residenza c’è il pianista francese Lucas Debargue, cui è stato affidato il concerto inaugurale con l’orchestra da Camera di Padova e del Veneto, un poderoso recital alla Sala dei Giganti e la commissione di un brano pianistico ispirato ad un sonetto del Petrarca, eseguito nel meraviglioso romitaggio del poeta, all’Oratorio della Santissima Trinità di Arquà Patrarca.
