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Andrea Pasini: “La sicurezza non si improvvisa. Servono prevenzione, competenza e presenza dello Stato”

Criminalità organizzata, degrado urbano, prevenzione e gestione delle emergenze: intervista ad Andrea Pasini, esperto di sicurezza con un master in Criminologia e corsi di specializzazione nel settore

L’astensionismo cresce inesorabile, ma i leader politici si dichiarano tutti vincitori delle elezioni amministrative. L'analisi di Andrea Pasini

La sicurezza dei cittadini è uno dei temi più dibattuti nel nostro Paese. Tra criminalità organizzata, episodi di violenza, degrado urbano e nuove forme di illegalità, cresce l’esigenza di risposte concrete. Ne parliamo con Andrea Pasini, che ha approfondito le tematiche della criminologia e della sicurezza attraverso un master e percorsi di specializzazione.

Dottor Pasini, oggi si parla continuamente di sicurezza. Ma l’Italia è davvero un Paese meno sicuro rispetto al passato?

“Credo sia necessario affrontare questo argomento con grande serietà, evitando sia gli allarmismi sia la sottovalutazione dei problemi. La sicurezza è una questione complessa che non può essere valutata soltanto attraverso la cronaca quotidiana.

Occorre distinguere tra i dati reali sulla criminalità e la percezione di insicurezza dei cittadini. Sono due aspetti differenti, ma entrambi importanti.

Quando una persona ha paura di attraversare una piazza, prendere un mezzo pubblico o uscire la sera, esiste comunque un problema che le istituzioni devono affrontare.

La sicurezza non significa soltanto assenza di reati, ma anche libertà di vivere serenamente il proprio territorio".

Uno dei fenomeni che preoccupano maggiormente è la criminalità organizzata. Come si è evoluta negli ultimi anni?

“La criminalità organizzata ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. Oggi le organizzazioni mafiose non utilizzano esclusivamente la violenza e l’intimidazione, ma cercano sempre più spesso di inserirsi nell’economia legale.

Parliamo di infiltrazioni nelle imprese, negli appalti, nel settore immobiliare e nei circuiti finanziari.

Il vero pericolo è rappresentato dalla criminalità che riesce a operare senza attirare l’attenzione, condizionando progressivamente l’economia e il tessuto sociale.

Per contrastarla servono indagini patrimoniali, intelligence, cooperazione tra le forze di polizia e una maggiore consapevolezza da parte del mondo imprenditoriale.

Non dobbiamo commettere l’errore di pensare che la criminalità organizzata sia un problema limitato ad alcune regioni. È una minaccia che interessa l’intero territorio nazionale".

Nelle nostre città si registrano episodi di aggressioni, furti, rapine e spaccio. Qual è la sua valutazione?

“Sono fenomeni che devono essere affrontati con determinazione, ma soprattutto con una strategia.

Non possiamo pensare di risolvere il problema della sicurezza urbana intervenendo soltanto dopo che si è verificato un episodio criminale.

È necessario conoscere il territorio, individuare le aree maggiormente esposte e predisporre servizi di prevenzione mirati.

Penso alle stazioni ferroviarie, ai quartieri periferici, alle zone della movida e alle aree urbane caratterizzate da situazioni di degrado.

La presenza delle forze dell’ordine è fondamentale, perché rappresenta un elemento di deterrenza e di rassicurazione per i cittadini.

Ma attenzione: la sicurezza urbana non è soltanto una questione di pattuglie. Servono anche illuminazione pubblica, manutenzione degli spazi, servizi sociali e riqualificazione delle aree abbandonate".

Secondo lei, le istituzioni stanno facendo abbastanza per garantire la sicurezza dei cittadini?

“Ritengo che le istituzioni e le forze dell’ordine svolgano quotidianamente un lavoro importante, spesso in condizioni complesse.

Polizia di Stato, Arma dei Carabinieri, Guardia di Finanza e Polizie Locali rappresentano presidi fondamentali per la legalità.

Tuttavia, credo che sia necessario investire maggiormente nella prevenzione, nella formazione e nel coordinamento operativo.

La sicurezza non può essere gestita soltanto attraverso interventi straordinari in risposta ai fatti di cronaca.

Occorre una programmazione costante, basata sull’analisi dei rischi e sulle reali esigenze dei territori.

La continuità dell’azione istituzionale è molto più efficace di qualsiasi risposta occasionale".

Si discute spesso dell’aumento della violenza giovanile. Come interpreta questo fenomeno?

“È un tema particolarmente delicato, che non può essere affrontato attraverso generalizzazioni.

Quando parliamo di aggressioni tra giovani, gruppi violenti, bullismo o comportamenti antisociali, dobbiamo cercare di comprenderne le cause.

Possono incidere diversi fattori: disagio familiare, marginalità sociale, dispersione scolastica, dinamiche di gruppo e utilizzo distorto dei social network.

Dal punto di vista criminologico è fondamentale distinguere i diversi comportamenti e le condizioni che possono favorirli.

Non esiste una spiegazione unica e non esiste una soluzione semplice.

La repressione dei comportamenti criminali è necessaria, ma deve essere accompagnata da percorsi educativi, interventi sociali e attività di prevenzione.

Dobbiamo intervenire prima che determinati comportamenti si consolidino e producano conseguenze più gravi".

La videosorveglianza può essere una risposta efficace contro la criminalità?

“La tecnologia rappresenta certamente uno strumento importante.

I sistemi di videosorveglianza possono contribuire alla prevenzione di alcuni reati e, soprattutto, fornire elementi utili alle attività investigative.

Tuttavia, non dobbiamo considerare le telecamere come una soluzione miracolosa.

La loro efficacia dipende dalla collocazione, dalla qualità dei sistemi, dalla gestione delle immagini e dall’integrazione con le attività di controllo del territorio.

Naturalmente, tutto deve avvenire nel rispetto delle normative sulla privacy e dei diritti dei cittadini.

La tecnologia deve supportare il lavoro delle persone, non sostituirlo".

Lei insiste molto sul concetto di prevenzione. Perché lo considera così importante?

“Perché la prevenzione rappresenta il cuore di qualsiasi sistema di sicurezza moderno.

Intervenire dopo un reato significa affrontarne le conseguenze. Prevenire significa cercare di evitare che quel reato venga commesso.

Questo richiede capacità di analisi, conoscenza del territorio, raccolta e valutazione delle informazioni e collaborazione tra i diversi soggetti istituzionali.

La prevenzione non deve essere confusa con un controllo indiscriminato delle persone.

Significa individuare situazioni di rischio, ridurre le opportunità criminali e adottare misure proporzionate ed efficaci.

A mio avviso, una buona politica della sicurezza dovrebbe essere valutata anche per gli episodi che riesce a evitare, non soltanto per quelli che riesce a reprimere".

Un altro tema fondamentale è la gestione delle emergenze. Quanto conta la preparazione?

“Conta moltissimo. In una situazione di emergenza, la differenza tra una gestione efficace e una gestione inadeguata può dipendere dalla preparazione delle persone coinvolte.

Penso a gravi incidenti, eventi violenti, evacuazioni, calamità naturali o situazioni di pericolo per la popolazione.

Non si può improvvisare.

Servono piani di emergenza, procedure operative, formazione continua, esercitazioni e una chiara attribuzione delle responsabilità.

È inoltre fondamentale il coordinamento tra forze dell’ordine, vigili del fuoco, protezione civile, servizi sanitari e amministrazioni pubbliche.

Un aspetto spesso sottovalutato riguarda la comunicazione. Durante un’emergenza, fornire informazioni corrette e tempestive può contribuire a evitare il panico e comportamenti pericolosi.

La preparazione è una forma concreta di prevenzione".

Quanto conta la collaborazione dei cittadini nella lotta alla criminalità?

“Conta moltissimo, perché la sicurezza non può essere delegata esclusivamente alle istituzioni.

Naturalmente, il contrasto alla criminalità e il mantenimento dell’ordine pubblico spettano agli organi competenti.

Ma i cittadini possono contribuire attraverso comportamenti responsabili, segnalazioni alle autorità, rispetto delle regole e partecipazione alla vita della comunità.

È importante promuovere una cultura della legalità, soprattutto tra le nuove generazioni.

Una società nella quale i cittadini hanno fiducia nelle istituzioni è una società più forte e più capace di reagire alle minacce.

La collaborazione, però, non deve mai trasformarsi in iniziative personali di giustizia o in forme di controllo improvvisate".

C’è chi sostiene che per avere maggiore sicurezza servano leggi più severe. È d’accordo?

“Credo che la certezza dell’applicazione delle regole sia un elemento essenziale.

Le sanzioni devono essere adeguate alla gravità dei comportamenti, ma non possiamo pensare che l’inasprimento delle pene rappresenti, da solo, la soluzione a ogni problema.

La sicurezza richiede un sistema capace di prevenire, individuare e contrastare i reati, assicurando al tempo stesso il rispetto delle garanzie costituzionali.

Servono istituzioni efficienti, strumenti investigativi adeguati, una giustizia efficace e interventi concreti sulle cause sociali che possono favorire la criminalità.

La fermezza dello Stato deve sempre accompagnarsi al rispetto della legalità e dei diritti fondamentali".

Quale dovrebbe essere, secondo lei, la priorità dell’Italia nei prossimi anni?

“La priorità dovrebbe essere quella di costruire un modello di sicurezza sempre più integrato, moderno e preventivo.

Dobbiamo investire nella formazione degli operatori, nell’innovazione tecnologica, nell’analisi dei fenomeni criminali e nella collaborazione tra istituzioni.

Occorre prestare particolare attenzione alla sicurezza urbana, alle infiltrazioni della criminalità organizzata nell’economia e alla prevenzione della violenza.

Ma dobbiamo anche comprendere che la sicurezza è strettamente collegata alla qualità della vita, alla coesione sociale e alla fiducia nelle istituzioni.

Non esiste sicurezza duratura senza legalità, e non esiste legalità forte senza istituzioni credibili".

Per concludere, Andrea Pasini, quale messaggio desidera rivolgere ai cittadini e a chi ha responsabilità istituzionali?

“Il mio messaggio è semplice: la sicurezza non deve essere considerata uno slogan, ma una responsabilità concreta.

Non possiamo affrontare problemi complessi con risposte superficiali o esclusivamente emotive.

Servono competenza, professionalità, programmazione e capacità di prevenire.

I cittadini hanno diritto a vivere in città sicure, a frequentare gli spazi pubblici senza paura e a poter contare su istituzioni presenti ed efficienti.

Allo stesso tempo, dobbiamo ricordare che sicurezza e libertà non sono valori contrapposti, ma principi che devono rafforzarsi reciprocamente.

La vera sicurezza non consiste soltanto nel contrastare chi commette un reato, ma soprattutto nel creare le condizioni affinché quel reato possa essere evitato.

È su questa visione che, a mio avviso, dobbiamo costruire il futuro della sicurezza nel nostro Paese".

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