Una sala di preghiera contestata, un presunto tribunale islamico e la Lega che torna all’attacco. Questa volta il caso esplode a Padova, dove l’europarlamentare Anna Maria Cisint si è presentata insieme a Matteo Salvini per chiedere un intervento contro l’associazione al centro delle polemiche. Nel mirino c’è soprattutto il cosiddetto tribunale islamico organizzato dall’avvocato padovano Omar Vanin, accusato dall’esponente leghista di voler affrontare questioni familiari e religiose facendo riferimento alla sharia. Per Cisint la questione è questa, non può esserci spazio per realtà che ammettono pratiche incompatibili con i principi dell’ordinamento italiano. “Bisogna cancellare e far togliere dal panorama associativo questa associazione”, chiedendo interventi radicali contro qualsiasi organizzazione che accetti il ripudio, la poligamia o la pratica delle spose bambine e che voglia risolvere le controversie secondo il diritto islamico. Ma davanti alla sala di preghiera non è mancato neppure lo scontro personale. Presente, seppure in disparte, anche l’imam di origini somale Ali Schek Nur, con il quale Cisint ha subito escluso ogni confronto. Il motivo? Alcuni insulti che l’imam ha pubblicato sui social proprio quella mattina. “Mi ha definita anziana, probabilmente in menopausa, forse anche avanzata”, ha raccontato. Poi la replica, decisamente sarcastica: “Non avrei niente da dire, perché forse lui mi venderebbe per mezzo cammello”. Si va ben oltre il botta e risposta e riporta al centro del dibattito il rapporto tra libertà religiosa, integrazione e rispetto delle leggi italiane. La Lega chiede di intervenire, mentre resta da accertare la situazione amministrativa della sala di preghiera e la natura effettiva delle attività attribuite al cosiddetto tribunale islamico.

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