Il “Movimento 17 ottobre”, guidato dal 30enne Youssef Siher, aveva un retrogusto eversivo che prendeva ispirazione dai movimenti arabi del 2011. Infatti, come ampiamente documentato anche da questo quotidiano, attraverso una chat Telegram con quasi diecimila iscritti, gestita anche con il supporto di strumenti di intelligenza artificiale per la propaganda, venivano impartite vere e proprie istruzioni di guerriglia urbana e tecniche di scontro frontale contro le forze dell’ordine. Anche per questo motivo gli è stata riconosciuta l’aggravante del terrorismo nel reato di istigazione a delinquere, oltre alla violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche, introdotta con il nuovo decreto Sicurezza.
E il fulcro di questa pianificazione eversiva era un prontuario intitolato “Rivoluzione, istruzioni per l’uso”, apertamente ispirato ai manuali della rivoluzione egiziana del 2011, con tecniche e tattiche operative per eludere gli strumenti della polizia e avanzare con le contromisure. Il documento fissa tre obiettivi tattici ben definiti: l’attacco politico mirato al governo Meloni e alle sue politiche, la radicalizzazione e l’estensione della mobilitazione di piazza, e la protezione dei militanti coinvolti negli scontri.
Il vademecum suggerisce accorgimenti specifici per affrontare le forze di polizia, per esempio invitando i manifestanti a premunirsi di antidolorifici, bottiglie d’acqua e aceto per neutralizzare gli effetti dei lacrimogeni, oltre a indicare le tattiche per rendersi irreperibili dopo avere colpito e individuare uffici e sedi istituzionali come simboli del potere da colpire. La strategia prevede inoltre fasi operative ben precise per il proselitismo e l’espansione dei disordini: dai raduni preliminari lontani dal controllo delle forze dell’ordine fino all’azione di gruppo per bloccare le strade principali e trascinare i passanti nella contestazione violenta, sfidando apertamente le istituzioni con lo slogan “Non ci hanno fermato con le leggi. Non ci fermeremo con i blindati”.
Nel frattempo, il quadro investigativo si allarga: la Procura di Genova ha avviato accertamenti per verificare l’esistenza di eventuali ramificazioni e legami tra Youssef Siher e la rete smantellata nel dicembre 2025 dalla Dda ligure, che portò a numerosi arresti nell’ambito di un’inchiesta sul presunto finanziamento ad Hamas attraverso associazioni benefiche di copertura.
