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Nazionale

Da Roma a Milano, i giovani di destra scendono in piazza contro la violenza della sinistra

I giovani di Azione Studentesca e di Azione Universitaria hanno manifestato a Roma e Milano senza sfasciare vetrine. La Russa accanto ai negozianti: “Non si arrendono alla violenza”

Manifestazione “Sblocchiamo tutto” di Azione Studentesca e Gioventù Nazionale. Sabato 24 Ottobre. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse) “Let’s Unlock Everything” demonstration by Azione Studentesca and Gioventù Nazionale. Saturday, October 24. News (Photo by Valentina Stefanelli/Lapresse)

Anche i giovani di destra sono scesi in piazza per dimostrare che si può manifestare senza sfasciare le vetrine. I ragazzi di Azione Universitaria e Azione studentesca hanno sfilato per le vie del quartiere Prati di Roma aprendo il corteo con uno striscione che recitava: “Sblocchiamo tutto, studenti e universitari salgono in cattedra contro i guardiani della preistoria”.

Tra un coro contro il baronato nelle università e la canzone “Avanti ragazzi di Buda”, la manifestazione è proseguita pacificamente per tutta la mattinata. “Oggi Azione Universitaria e Azione Studentesca scendono in piazza con il loro corteo per raccontare quello che è il vero volto di questa generazione, non quello che tentano di dipingere i collettivi, le sigle di sinistra, ossia una generazione violenta e fatta solo di teppisti”, ha detto Nicola D’Ambrosio, presidente di Azione Universitaria. Il loro obiettivo? “Sicuramente la sburocratizzazione degli atenei”, dice D’Ambrosio sottolineando che “oggi uno studente universitario in Italia è vittima delle lungaggini dettate dall’eccessiva burocrazia negli atenei italiani” e, pertanto, “il conseguimento del titolo di studio per un ragazzo italiano è di 27,2 anni, l’età media più alta dell’eurozona”.

“Siamo noi, siamo noi, il futuro dell’Italia siamo noi”, hanno intonato le centinaia di ragazzi che hanno sfilato sventolando cartelli in cui i leader delle opposizioni erano raffigurati come dinosauri. Una modalità di manifestare completamente diversa da quella dei collettivi di sinistra. “Udu, i giovani democratici sono scesi in piazza dicendo che erano gli studenti. Non sono gli studenti. Udu è il movimento universitario della CGIL. Chi ha incarichi in Udu ha incarichi anche nella CGIL, quindi ha uno stipendio della CGIL”, attacca Alessandro Imperiali, dirigente di Gioventù Nazionale. “I giovani Democratici non sono gli studenti, sono il movimento giovanile del Partito Democratico. Loro parlano in nome e per conto degli studenti, ma non sono gli studenti, sono gli studenti di sinistra”, ribadisce Imperiali. ”Oggi vediamo due modi diversi di fare politica, di fare di scendere in piazza: da una parte abbiamo chi fa violenza e utilizza delle istanze dei giovani come pretesto per praticare violenza, dall’altra c’è oggi chi avanza delle proposte concrete per gli studenti”, gli fa eco Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione Studentesca. “Non andiamo nelle piazze a sbandierare un’ideologia perché noi anteponiamo il benessere di tutti gli studenti, di tutti i giovani, alla nostra ideologia”, tuona Giorgia Vaccilongo, capogruppo di Azione Universitaria nel CNSU (consiglio nazionale degli studenti universitari) secondo cui manifestare “significa parlare di diritto allo studio con dati e numeri, ma soprattutto parlare di caro affitti che è esploso in tutte le città più grandi d’Italia dove amministra la sinistra. E ancora: “Scendiamo in piazza per gridare alla sicurezza perché noi e tutti i giovani, indipendentemente dalla casacca che indossano, devono avere la libertà di poter manifestare, di poter dissentire, di poter dire la propria, ma con sicurezza. La nostra è una narrazione fuori dal coro e diversa da quelli che scendono nelle piazze a viso coperto per spaccare tutto senza farsi riconoscere”. Al corteo era presente anche una coppia di iraniani che ha raccontato: “Siamo qui perché la destra è sempre stata accanto a noi per manifestare contro il regime islamico in Iran”. Tra i tanti giovani che hanno preso la parola durante il corteo c’è anche Giorgia Falbo, militante torinese di Nemesis, un collettivo nato ormai quasi 7 anni fa in Francia e che da un anno e mezzo è attivo anche in Italia: “Noi difendiamo tutte le donne, per cui ci sono tante storie di donne vittime di stupri e aggressioni da parte di immigrati che non vengono raccontate dai giornali di sinistra”.

I giovani di centrodestra sono scesi in piazza anche a Milano riuniti sotto la sigla ‘Studenti col Tricolore’. Dietro un grande striscione con la scritta ‘Studenti col Tricolore’, decine di bandiere italiane hanno riempito piazza XXV aprile. “Dal centro città e in ogni quartiere, Milano è nostra e ci appartiene”, hanno intonato in coro i ragazzi. “Una risposta inequivocabile alle immagini di violenza e devastazione degli ultimi giorni”, dichiarano gli organizzatori. “Una generazione di studenti che ha scelto di scendere in piazza non per distruggere, ma per rivendicare il proprio legame con la città; non per nascondersi dietro il volto coperto, ma per mostrarsi a viso aperto, sotto i colori della bandiera italiana”, aggiungono. “Perché Milano non appartiene a chi la devasta. Appartiene anche a chi la ama, la vive e ha il coraggio di difenderla”, concludono gli organizzatori.

La Russa al Giornale: "Guai a dare l'impressione che Milano si arrende alla violenza"

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, intercettato da Il Giornale a un presidio di FdI in corso Buenos Aires, ha commentato: “Loro stanno da diversi giorni raccogliendo la solidarietà dei tanti milanesi alle forze dell’ordine, che meritano la nostra vicinanza, è molto semplice. E lo fanno anche oggi”. La Russa si è augurato “che non succeda niente” e si è detto “molto fiducioso”. E poi ha aggiunto: “Anzi, ho fatto un appello alle grandi firme, alla Rinascente... che non condanno, eh, quelli che stanno chiudendo i negozi. Però vedi, i piccoli negozianti, i negozi non proprio in centro stanno tenendo aperto e oggi forse rischiano più loro che in centro”. La Russa, poi, ha concluso: “Senza che questo suoni minimamente a condanna, li capisco, ma forse un atto di fermezza, far vedere che non si chiude Milano, io me l’aspettavo e per il futuro spero sia così. Guai a dare l’impressione che Milano si arrende alla violenza”.

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