Milano si risveglia piano e prova a cancellare gli ultimi segni di una guerriglia urbana che ieri, sabato 17 ottobre, nessuno pensava fosse capace di esplodere e diventare incontenibile. Manca ancora una conta ufficiale, ma sono una sessantina i fermati - la metà minorenni - e almeno 25 i feriti (nessuno grave) medicati in diversi ospedali, tra cui una decina delle forze dell’ordine.
I dati definitivi, attesi nelle prossime ore, non sposteranno il focus: Milano, per l’intero pomeriggio, forse per una sottovalutazione del corteo, è stata in balia di una rabbia che ha trovato sfogo nella violenza.
La furia dei giovani e le vetrine distrutte
Le strade sono ripulite, ma restano le tante vetrine sventrate dalla furia cieca di ragazzini che hanno colpito senza bandiera o fede politica. Niente centri sociali, pochi volti maturi, chi ha distrutto usando mazze, cestini dei rifiuti, bici a noleggio o sanpietrini, ha i volti di quelli che vengono etichettati come ‘maranza’ o ‘giovani di seconda generazione’, parole che poco dicono su chi siano davvero e che invece provano a segnare una differenza di origine più che di frustrazione.
La condanna della politica è totale, ma da oggi Milano non può ignorare una rabbia che afferra, devasta, saccheggia quello a cui non può più accedere. I cognomi dei fermati sono anche italiani a testimoniare una rabbia trasversale.
Se per Expo, nel 2015, la città fu messa a ferro e fuoco da gruppi organizzati con giovani stranieri nelle frange più violente, questa volta a distruggere è chi qui, tra centro e hinterland, ci vive.
La conta dei danni e la città che riparte
La lista dei danni è ancora da definire, tra vetrine distrutte, negozi saccheggiati, arredi dati alle fiamme, ma i tavolini dei bar del centro sono già pronti a ospitare nuovi turisti ignari della battaglia (alcuni non si sono fermati con i selfie neppure con le fiamme in piazza Duomo).
La città si rimette a lucido - lo ha fatto fin da ieri sera con cittadini arrabbiati per la guerriglia e impegnati a rimettere a posto transenne e tavolini rotti - ma la sensazione è che oggi sia più difficile mettere la polvere sotto il tappeto.
