Italia in piazza è tornata: dopo le manifestazioni del 17 e 18 ottobre, che sono poi sfociate nelle ben note violenze, l’organizzazione ha chiamato nuove manifestazioni, anche se con tenore minore. Le piazze più attese della vigilia erano quelle di Torino, Milano e di Bologna, anche se ci sono stati raduni anche a Genova, Cremona, Ancona, Firenze, Padova e non solo. Nel capoluogo lombardo si è verificata per l’ennesima volta la saldatura tra pro Pal e sinistra radicale: la manifestazione organizzata dall’Associazione palestinesi in Italia (Api) e a cui hanno preso parte anche alcuni centri sociali, tra cui il Vittoria, studenti e frange antagoniste, per chiedere la liberazione di Mohammad Hannoun e degli altri palestinesi detenuti in Italia si è legata a quella contro il carovita in un canovaccio già visto che conferma l’orientamento dell’islam politico anche nel nostro Paese. A Bologna è stato vietato agli organizzatori di riunirsi nel centro storico e la manifestazione si è trasformata in un sit-in di protesta di poche decine di persone, anche a causa della pioggia, con tanto di bandiere, anche palestinesi.
Di tutte le piazze, però, solo quella di Torino si è realmente animata, principalmente per mano dei soliti gruppi pro Pal e di Askatasuna, che hanno rilanciato il corteo dai social, portando in piazza circa 3.000 persone. “Sciopero finché non cade il governo Meloni”, hanno gridato al microfono tra gli applausi. “Meloni vaffanculo”, “Salvini vaffanculo”, “Tajani vaffanculo”, sono stati alcuni dei cori intonati dal corteo in un profluvio di bandiere della Palestina. “Meloni merda”, ha poi gridato qualcuno. Al corteo ha preso parte anche Chiara Appendino del M5s, parlando di una “frattura insanabile tra Giorgia Meloni e il popolo”.
Fin dal mattino di ieri, i principali marchi di alta moda e del lusso del centro hanno issato le barriere di legno sulle vetrine per impedire gli assalti e i saccheggi anche perché per oggi in città è stato chiamato il presidio della Federazione Anarchica Torinese. Il corteo contro il carovita, che in più occasioni ha inneggiato alle dimissioni del governo, ha attraversato il mercato di Porta Palazzo, dove un speaker ha effettuato un discorso in arabo “per le comunità straniere e di origine straniera” che vivono a Torino. Un’incursione propagandistica di lontana memoria per sobillare i presenti durante gli ultimi acquisti di giornata. Il corteo è stato seguito in sicurezza dagli agenti delle forze dell’ordine, che hanno chiuso qualunque via d’accesso a obiettivi sensibili. In corso San Maurizio alcuni manifestanti hanno bruciato le bollette dell’energia tra i cori contro il governo e gli applausi. Verso la fine sono stati intonati cori contro la polizia.
A Reggio Emilia è scesa in piazza la Cgil contro il carovita mentre a Cremona il corteo “Adèss Baasta” contro il carovita e le spese per il riarmo organizzato dal Circolo Arci ha visto l’adesione di oltre trenta tra realtà tra sindacati, partiti, collettivi e associazioni ed è stato presidiato dalle forze dell’ordine. “Manifestare non significa devastare”, hanno precisato.
