Ore 15 in Duomo: è questo l’orario che circola per il nuovo appuntamento in piazza di quest’oggi da parte degli stessi che, per due giorni, hanno messo a ferro e fuoco Milano, anche se per ora non si sono trovate conferme. Nei manifesti che circolano si dà ufficialmente appuntamento al 24 ottobre e per ogni sabato “finché il cambiamento avverrà di sicuro”. E le intenzioni non sembrano diverse per la giornata di oggi, tanto che ci sono appelli da parte delle frange più moderate a scendere in piazza ma “non mettiamo in mezzo negozi, bambini, anziani, donne e persone che lavorano”. Se questa è la richiesta, evidentemente il presupposto è di generare un nuovo caos in città, nel caso in cui riuscissero a organizzarsi.
La nuova convocazione rimbalza su TikTok ma si ritrova anche nella chat di “Italia in piazza”, il gruppo dal quale è partita la convocazione per le manifestazioni contro il carovita che poi si sono trasformate in violenze estreme e assalti ai negozi. Ma queste manifestazioni stanno dimostrando un nuovo modo di muoversi da parte di questi gruppi: non più organizzazioni riconoscibili ma tam tam social che chiamano a raccolta i facinorosi.
Il direttivo di Italia in piazza si è ufficialmente dissociato dalle violenze ma basta leggere la chat ufficiale del gruppo per rendersi conto che non tutti quelli che lo frequentano sono così in disaccordo con quanto accaduto. “Marx richiedeva una rivoluzione violenta poiché lo riteneva l’unico modo di rovesciare lo stato borghese, l’idea di pacifismo sarebbe funzionata solo dopo in una società già affermatasi come socialista”, si legge in uno dei messaggi lasciati nella discussione del gruppo generale. “Sinceramente per Rolex ci faccio un pensierino anche io: una cosa che vale tanto e facile da ricettare. Mi faccio 3 stipendi di quello che prendo in 3 minuti”, si legge ancora nei messaggi.
Nel gruppo Telegram Movimento 17 ottobre, che pare sia legato alla galassia delle manifestazioni che si sono tenute questo weekend, sono stati lasciati messaggi inequivocabili sulla “banda Bellini”, celebre gruppo dell’antifascismo militante e della sinistra extraparlamentare attivo a Milano negli anni Settanta e sulle metodologie operative dei partigiani. “Anche i partigiani andavano a sparare senza sapere niente di politica, poi è arrivato il Cnl”, si legge nel messaggio.
