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Nazionale

Lutto nel mondo del giornalismo, è morto Franco Castaldo: una vita di inchieste contro la mafia

Il cronista siciliano aveva 67 anni. Storico caposervizio de La Sicilia e fondatore di Grandangolo, ha raccontato per decenni la guerra di mafia nell’Agrigentino, diventando un punto di riferimento per intere generazioni di giornalisti

Franco Castaldo

Il giornalismo siciliano perde una delle sue firme più riconoscibili. Franco Castaldo è morto nella notte all’età di 67 anni, lasciando un vuoto profondo tra i colleghi e quanti hanno seguito il suo lavoro. Cronista, saggista e direttore di Grandangolo, ha dedicato gran parte della propria carriera alla ricostruzione delle vicende criminali e delle dinamiche mafiose della Sicilia centro-occidentale. Caposervizio del quotidiano La Sicilia e responsabile della redazione di Agrigento, Castaldo aveva costruito la propria reputazione sul campo, seguendo con determinazione i fatti di cronaca e le inchieste giudiziarie. Il suo metodo si fondava sulla ricerca delle informazioni, sull’attenzione ai dettagli e sulla capacità di leggere gli avvenimenti oltre la loro dimensione immediata. Per molti colleghi è stato un maestro, un professionista capace di mantenere autonomia di giudizio anche davanti a vicende delicate e pressioni. Il suo esempio ha accompagnato la crescita di numerosi giornalisti, ai quali ha trasmesso il valore di un’informazione rigorosa e indipendente.

Le inchieste sulla guerra di mafia

Castaldo ha raccontato in prima linea una delle stagioni più sanguinose della storia recente dell’Agrigentino; la guerra di mafia tra Cosa nostra e Stidda. Per anni ha seguito omicidi, indagini e processi, documentando l’escalation di violenza che ha sconvolto la provincia e le conseguenze della presenza mafiosa sulla vita delle comunità locali. La sua attività lo ha portato a conoscere da vicino gli ambienti della criminalità organizzata e il lavoro degli investigatori. La determinazione con cui si è occupato di questi temi ha comportato anche rischi personali, per il suo impegno giornalistico, Castaldo è finito sotto scorta insieme alla famiglia. La sua conoscenza del fenomeno mafioso ha attirato l’attenzione anche oltre i confini italiani. Il suo lavoro è stato riconosciuto da giornalisti e testate nazionali e internazionali, tra cui il quotidiano britannico The Independent. Ha inoltre collaborato con diverse pubblicazioni e approfondito nei suoi libri le organizzazioni criminali siciliane, contribuendo a ricostruirne storia, struttura e relazioni con il territorio.

La fondazione di Grandangolo

L’11 dicembre 2004 Castaldo ha fondato Grandangolo - Il Giornale di Agrigento, un progetto editoriale nato per raccontare da vicino la realtà locale e diventato nel tempo un punto di riferimento per l’informazione sul territorio. La testata si è evoluta fino ad affiancare al giornale online un’edizione cartacea settimanale, mantenendo al centro la cronaca, le inchieste e l’approfondimento. Accanto all’attività sulla carta stampata, il giornalista ha lavorato anche per la televisione. Per Mixer, trasmissione di Rai 2, ha collaborato a trenta puntate della serie Storie di piccola mafia. Ha inoltre realizzato per l’emittente svedese Sverige Television il film-documentario Mafia och Stjiarnan, consolidando la propria esperienza nel racconto audiovisivo della criminalità organizzata. Attraverso articoli, libri e documentari, Castaldo ha contribuito a portare all’attenzione pubblica vicende spesso complesse, con uno sguardo rivolto non soltanto ai responsabili dei reati, ma anche alle ripercussioni della violenza mafiosa sulla società.

Il cordoglio dei colleghi

La notizia della scomparsa ha suscitato profondo cordoglio nel mondo dell’informazione agrigentina. L’Ucsi di Agrigento ha ricordato Castaldo in una nota, sottolineando il ruolo svolto nella formazione di intere generazioni di professionisti e la coerenza con cui ha raccontato il proprio territorio. L’associazione ha espresso vicinanza ai familiari e alla redazione di Grandangolo, rendendo omaggio al giornalista che, attraverso le sue inchieste, ha continuato a difendere le proprie idee senza rinunciare alla propria indipendenza. “Perdiamo un amico caro, un maestro di giornalismo, un osservatore attento e scrupoloso della nostra realtà”, ha dichiarato Angelo Augusto, presidente dell’Ucsi di Agrigento. “Franco Castaldo mancherà a tutti noi. Come amico innanzitutto, come collega a cui chiedere consiglio, come professionista capace di mantenere sempre uno sguardo lucidissimo su tutto ciò che accadeva”. Parole che restituiscono il ritratto di un cronista stimato non soltanto per la competenza e la conoscenza della criminalità organizzata, ma anche per la disponibilità verso i colleghi. Con la sua scomparsa se ne va una voce importante del giornalismo siciliano, mentre resta il lavoro di chi ha scelto di raccontare i fatti con rigore, coraggio e senso di responsabilità.

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