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“Mi hanno strappato alla morte, ora lotto per la mia famiglia”, il dramma di Lele Mora dopo l’ictus

L’ex manager è ricoverato da due settimane al Policlinico Umberto I di Roma dopo un malore in treno

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Paura per Lele Mora, colpito da un ictus dopo una tappa del suo spettacolo teatrale: l’ex agente dei vip, salvato dal personale medico dell’Umberto I, si trova tuttora ricoverato dopo 15 giorni di cure.

Intervistato da Il Messaggero nel reparto di Neurologia del nosocomio romano, Mora, in condizioni stabili ma profondamente segnato per l’accaduto, ha raccontato la drammatica esperienza vissuta. Accanto a lui, ormai lontano dai riflettori di un tempo, ci sono la figlia Diana e don Felice: “Mi hanno strappato alla morte. Se sono ancora qui lo devo solo a Dio”, spiega a fatica.

Il dramma si è consumato lo scorso 24 ottobre a L’Aquila, dove l’ex agente dei vip era impegnato con il suo ultimo spettacolo, intitolato “L’uomo che creava le stelle”. Nonostante un forte malessere avvertito prima di salire sul palco del Teatro San Filippo, ha scelto comunque di andare in scena per rispetto del pubblico che aveva gremito la sala. Il crollo definitivo è avvenuto il giorno successivo, durante il viaggio in treno verso Roma, da dove sarebbe dovuto ripartire per tornare a casa, a Verona.

Da quel momento, per l’ex manager si sono spalancate le porte della terapia intensiva dell’Umberto I, dove è rimasto per cinque giorni in uno stato di incoscienza: “Poi il buio totale”, ricorda ripercorrendo quei momenti drammatici, “il risveglio è stato durissimo, ma sono felice di essere ancora vivo”.

A salvargli la vita è stato il tempestivo intervento delle équipe mediche guidate dal professor Giovanni Fabbrini (direttore del dipartimento di Neurologia) e dal professor Francesco Pugliese (direttore del reparto Emergenza e Urgenza). Mora è consapevole che la strada verso la guarigione sarà in salita e richiederà almeno due mesi di cure costanti: “Mi hanno letteralmente preso per i capelli. So che dovrò affrontare una riabilitazione molto lunga, mi dicono che durerà almeno 60 giorni”. Un percorso che l’ex agente affronta senza dimenticare chi lo sta assistendo: “Viste le condizioni in cui sono entrato in ospedale so di essere stato fortunato. E ringrazio Dio, oltre allo staff che mi ha curato. Sono persone straordinarie, dai medici alle infermiere. Mi hanno aiutato a sentirmi meno solo in tutti questi giorni”.

Dopo una vita passata al centro di tempeste giudiziarie, scandali e clamore mediatico, le priorità di Lele Mora sembrano oggi radicalmente cambiate. Questa si sta rivelando la prova più complessa della sua vita, un concetto che esprime commuovendosi fino alle lacrime: “Di prove ne ho affrontate tante, lo sanno tutti. Questa è la più difficile, ma voglio lottare per l’affetto che devo ai miei due figli e ai nipoti. Vivo per loro”.

Nessun grande nome del mondo dello spettacolo è stato informato del ricovero. Una scelta precisa, presa di comune accordo con i familiari, per tutelare un momento di estrema fragilità. I lunghi giorni passati in corsia sono stati anche l’occasione per fare un bilancio della propria esistenza: “Ho pensato tanto, di tempo ne ho avuto in questi giorni”, confessa Mora con un velo di amarezza. “Di me possono dire quello che vogliono. Ma nella mia vita ho fatto anche del bene, e tanto”.

Ora l’obiettivo principale è quello di riavvicinarsi a casa. I figli Diana e Mirko si sono alternati per due settimane, facendo la spola tra il Veneto e la Capitale, e l’ex agente spera di poter ottenere presto il via libera medico e logistico per lo spostamento: “Qui mi hanno salvato la vita. Ma ho bisogno di stare con i miei affetti più cari. Sto cercando di farmi trasferire a Verona, vicino alla mia famiglia. Per il momento sto aspettando, ci sono difficoltà a trovare un posto su nel Veneto”.

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