Alla vigilia di nuove possibili violenze di piazza, lo Stato passa al contrattacco. Dopo gli scontri e le devastazioni dello scorso fine settimana, la Polizia di Stato ha avviato una nuova vasta operazione investigativa: oltre 150 perquisizioni tra Milano, Monza e altre venti città italiane, con una particolare concentrazione nel Nord del Paese e soprattutto in Lombardia.
Le perquisizioni domiciliari d’urgenza, scattate a poche ore da una manifestazione che rischia di riportare tensione e scontri in piazza a Milano, riguardano in particolare universitari, ma anche liceali, giovani e giovanissimi. I controlli sarebbero nati da una chat Whatsapp, recuperata nel cellulare di una persona indagata per la guerriglia urbana dello scorso fine settimana, con alcuni messaggi ritenuti minacciosi o per presunte indicazioni organizzative riguardanti il corteo di oggi.
L’operazione si aggiunge alla raffica di perquisizioni eseguite ieri dalle Digos in diciotto città italiane, da Bergamo a Como, da Bologna a Firenze, fino a Bari, Genova, Napoli e Verona.
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In quell’occasione erano finite al centro degli accertamenti circa cento persone, delle quali ben 51 minorenni, individuate nell’ambito delle indagini sui gravi disordini dello scorso weekend. E quanto sequestrato dagli investigatori restituisce la dimensione del rischio: munizioni da guerra, coltelli, manganelli telescopici, tirapugni, mazze, sfollagente, aste di alluminio, una balestra e persino taniche contenenti benzina. Rinvenuti anche armi softair, passamontagna, indumenti utilizzati per nascondere il volto, telefoni cellulari, computer e capi di abbigliamento sottratti ai negozi durante le devastazioni. Particolarmente significativo quanto emerso a Como, dove le indagini sulle chat WhatsApp hanno portato a perquisizioni nei confronti di 25 persone, 21 delle quali minorenni.
Secondo gli investigatori, alcuni partecipanti alle conversazioni avrebbero pianificato disordini, atti vandalici e saccheggi in occasione delle manifestazioni previste per oggi. Durante uno degli interventi sono stati sequestrati coltelli, pugnali, un tirapugni, manganelli, un passamontagna e diverse riproduzioni di armi da fuoco prive del tappo rosso. A Padova, invece, dalle conversazioni monitorate dagli investigatori sarebbero emersi inviti a presentarsi vestiti completamente di nero, portare petardi e fumogeni da utilizzare contro le forze dell’ordine e prendere di mira alcuni negozi del centro. Il nuovo intervento si inserisce in un dispositivo di sicurezza nazionale rafforzato in vista delle manifestazioni di oggi.
A essere monitorata è soprattutto la strategia annunciata dal Movimento 17 ottobre, che ha cancellato i precedenti appuntamenti pubblici per sostituirli con tre diversi punti di concentramento per città, da comunicare soltanto mezz’ora prima. Una modalità che rende più complessa l’attività preventiva delle forze dell’ordine. Le oltre 150 nuove perquisizioni rappresentano dunque un ulteriore passaggio dell’offensiva investigativa, che procede su due fronti: individuare le responsabilità per le violenze già commesse e prevenire nuovi episodi di devastazione nelle città interessate dalle mobilitazioni. Al centro degli accertamenti ci sono anche le comunicazioni digitali e i meccanismi attraverso i quali vengono organizzati e rilanciati gli appuntamenti di piazza

