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Nazionale

Rivoluzione d’Ottobre e guerriglia urbana: gli antagonisti celebrano i bolscevichi di Lenin e preparano le piazze

Nell’anniversario della presa del Palazzo d’Inverno, l’area antagonista prepara le piazze nel ricordo del leninismo

Scontri a corteo Nazionale in solidarietà al Centro Sociale Askatasuna di Corso Regina 47 a Torino, sgomberato lo scorso Dicembre - Sabato, January 31, 2026. News (Photo by Marco Alpozzi/Lapresse)

In piazza in nome della rivoluzione. A poche settimane dagli scontri che il 17 e 18 ottobre hanno trasformato diverse città italiane in teatro di guerriglia urbana, la rete antagonista torna a chiamare i manifestanti in strada. E per oggi si riaccende l’allerta per l’ordine pubblico, soprattutto a Torino e Bologna. Nel capoluogo piemontese torna a mobilitarsi anche l’area di Askatasuna, protagonista delle tensioni culminate negli scontri dello scorso 31 gennaio. A Bologna, invece, la sigla Bologna in piazza non si discosta dalle devastazioni: “Non vogliamo la violenza ma non la condanniamo”.

Quegli episodi di metà ottobre, nati come proteste contro il carovita, il costo della benzina e la pressione fiscale, avevano già lasciato un bilancio pesante: a Bologna decine di poliziotti e carabinieri feriti, arresti (soprattutto di minorenni), vetrine infrante, biciclette a noleggio bruciate, imbrattamenti su San Petronio e danni stimati nell’ordine delle centinaia di migliaia di euro. A Torino e Milano scene analoghe di sassaiole, barricate e assalti. Pochi giorni fa, il 5 novembre, la Digos torinese ha eseguito sedici misure cautelari proprio per i disordini del 31 gennaio, quando il corteo in solidarietà con Askatasuna era degenerato in guerriglia in corso Regina Margherita, con mezzi della polizia incendiati, un agente aggredito anche con un martello e oltre un centinaio di feriti tra le forze dell’ordine. Oggi, 7 novembre, mentre a Bologna “Bologna in piazza” convoca in piazza della Pace (dopo che il centro era stato vietato) e a Torino si annunciano nuovi presidi, il clima resta quello di un’allerta costante.

Ma a rendere significativa la giornata è anche una ricorrenza storica che una parte dell’estrema sinistra continua a celebrare. Oggi, 7 novembre, ricorre infatti il 109° anniversario della Rivoluzione d’Ottobre, l’insurrezione con cui i bolscevichi guidati da Lenin conquistarono il potere in Russia nel 1917, gettando le basi del futuro regime sovietico. E Radio Onda d’Urto, emittente storicamente vicina ai movimenti antagonisti, sceglie di celebrare la rivoluzione bolscevica con un racconto apologetico. “Le masse proletarie russe, guidate dai bolscevichi, assaltarono il cielo”, scrive l’emittente, ricordando la presa del Palazzo d’Inverno di Pietrogrado e il rovesciamento del potere zarista per consegnarlo “nelle mani della classe lavoratrice”. Una commemorazione che ripropone la conquista rivoluzionaria del potere come un’impresa da celebrare. Radio Onda d’Urto rilancia infatti una trasmissione realizzata nel 2007, in occasione del novantesimo anniversario, ripercorrendo le tappe dell’insurrezione che portò Lenin al potere. Nel racconto dell’emittente, soldati, operai e contadini delle Guardie rosse occupano i punti strategici di Pietrogrado, mentre Lenin proclama il rovesciamento del governo.

La conquista del Palazzo d’Inverno viene descritta come il momento culminante della rivolta, seguito dall’instaurazione della Repubblica sovietica e dalle prime misure rivoluzionarie, tra cui la confisca delle terre ai possidenti. Nessun accenno, invece, alla repressione degli oppositori, alla soppressione del pluralismo politico e alla costruzione del sistema autoritario che sarebbe seguito alla vittoria bolscevica. A oltre un secolo di distanza, una parte dell’antagonismo italiano continua a guardare alla rivoluzione russa come a un riferimento positivo, recuperandone il linguaggio, i simboli e il mito della conquista del potere attraverso l’insurrezione. Un’eredità ideologica che attraversa la storia dell’estrema sinistra rivoluzionaria italiana e che, pur nelle differenze tra le singole organizzazioni, continua a trovare spazio nella comunicazione di alcune realtà vicine ai movimenti antagonisti.

Quel mito, riproposto oggi mentre le piazze italiane tornano a riempirsi di giovani incappucciati e di slogan che mischiano rabbia sociale e retorica insurrezionale, mostra una continuità di immaginario: la rivoluzione non come processo storico complesso e tragico, ma come gesto eroico da ripetere. La stessa Radio Onda d’Urto, nata nel 1985 dall’area antagonista bresciana e legata da decenni ai centri sociali e ai movimenti di lotta, non è nuova a queste celebrazioni. Già nel 2017, per il centenario, aveva ripreso gli stessi materiali, esaltando “l’assalto al cielo” senza soffermarsi sulla guerra civile, sul Terrore rosso, sulla dissoluzione dell’Assemblea costituente o sulla nascita della Ceka. E oggi, mentre le questure monitorano Torino e Bologna e le indagini sugli scontri di ottobre e gennaio proseguono, quel linguaggio torna a circolare come se il secolo trascorso non avesse lasciato alcuna lezione.

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