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Nazionale

San Siro è anche “rock”. Da Bob Marley a Vasco 214 show in 46 anni

Primo concerto il 27 giugno 1980, il “Boss” ci è stato nove volte, la prima donna a conquistare il palco è stata la Pausini

Il libro «San Siro è rock» di Massimiliano Mingoia (Signs Publishing)

Se parlassimo di un pezzo rock non esiteremmo a definirlo «la ballata che mancava». Lungo il giusto da non suonare boring, denso quanto basta per agguantare mille storie e intrecciarle senza farti tirare il fiato, capace di emozionare e far riflettere con una spolverata di sana nostalgia, parole e musica in perfetto equilibrio: nessuno aveva mai raccontato la lunga avventura musicale di San Siro con l’intensità di Massimiliano Mingoia nelle oltre 500 pagine del suo «San Siro è rock. La storia dei concerti nello stadio di Milano» (Signs Books, 25 euro, prefazione di Claudio Trotta), uscito in versione aggiornata per il centenario della Scala del calcio (e, dagli anni Ottanta, della musica leggera). Per oltre mezzo secolo fu solo pallone, domeniche di campionato e mercoledì di Coppa. Poi le prime note, e da allora tutto cambiò. Ad aprire le danze fu Bob Marley, alle 21 del 27 giugno 1980, cronometrica e triste coincidenza con la strage nei cieli di Ustica, una delle pagine più nere della nostra storia. A Milano, però, l’aria era di festa: centomila persone - il concerto più imponente mai organizzato in Italia fino ad allora - si scatenavano sulle note di I shot the sheriff, No woman, no cry, Exodus in uno spettacolo durato due ore (di cui una di bis!). Le «centomila fiammelle» ricordate da Venditti in Piero e Cinzia divennero, in una cronaca dell’epoca, duecentomila braccia alzate come fili d’erba. Intanto l’erba del campo, prevedibilmente devastata, faceva infuriare i dirigenti di Inter e Milan. Ma the show must go on: da allora lo stadio ha ospitato 214 concerti - fra tensioni coi residenti, limitazioni acustiche, vincoli sugli orari e relativi strascichi giudiziari -, diventando una delle mete più ambite dagli artisti. Il primo italiano a fare il pienone fu Edoardo Bennato, poche settimane dopo il re del reggae: capace di far sognare i piccini e pensare i grandi con le sue favole in musica, il Peter Pan napoletano incantò San Siro a suon di «Canzonette». Seguì un lungo silenzio interrotto solo dall’arrivo, nel 1984, del leggendario Bob Dylan. Negli anni successivi ecco i big internazionali: Michael Jackson, Madonna, Rolling Stones, U2, Depeche Mode, Elton John. Ma il primato delle presenze, inavvicinabile, spetta a Vasco Rossi, che al Meazza, dal 1990 al 2026, si è esibito ben 36 volte e detiene anche il record di date in una sola estate (7, nel 2024). Dopo il Blasco, a debita distanza, Luciano Ligabue con 14. Alla «prima», il 28 giugno 1997, il Liga è talmente emozionato che col plettro si taglia un dito della destra, rendendo necessario l’intervento dei sanitari. Tra gli stranieri spicca con 9 concerti «The Boss» Bruce Springsteen, da sempre innamorato dello stadio milanese. E anche i milanesi di lui, se è vero che nel 2003 Riccardo e Natalie si sposarono la mattina stessa del concerto e vollero passare la loro prima serata da sposini sul prato di San Siro, ancora vestiti da cerimonia (sotto una pioggia battente). Per vedere la prima artista donna bisognerà aspettare il 2007, con Laura Pausini. La prima band tricolore? I Negramaro, l’anno dopo: «Grazie per questo sogno!» il saluto di Sangiorgi. Il resto è tutto da leggere: cambiano generi e generazioni, mode e tendenze, voci e volti, ma le emozioni restano. Tempio del nuovo e della memoria, il «San Siro rock» è sempre lì a custodirle.