Il 17 ottobre di Milano rischia di essere idealizzato dai giovanissimi e dagli antagonisti. Le devastazioni che si sono registrate in quel weekend hanno alzato sensibilmente la guardia sui possibili scontri che potrebbero generarsi improvvisamente nelle città. In quel weekend tutto è nato senza preavviso, a margine di una manifestazione organizzata contro il caro vita. Con un tam tam mediatico i giovanissimi, soprattutto quelli di seconda generazione, hanno deciso di approfittare della situazione per assaltare la città e saccheggiarla. I danni maggiori si sono registrati a Milano ma nel mirino, con le stesse dinamiche, ci è finita anche Torino. I negozi sono stati depredati e gli obiettivi non sono stati scelti a caso dagli assalitori, che hanno puntato sulle rivendite di abbigliamento sportivo e di un certo range di prezzo.
Ora ogni weekend viene considerato a rischio dalle forze dell’ordine, soprattutto perché ci sono persone che tramano nell’ombra e che vogliono sfruttare l’onda lunga di quanto successo per provare a fomentare la rabbia giovanile. “17.10 again”, “sempre come 17.10” si legge a Como, nella stazione di Camerlata, lungo il percorso che porta a i binari dei treni che conducono anche in Stazione Centrale a Milano. Proclami che rischiano di non rimanere solo su una scala o un totem, scritti a pennarello da parte di chi cerca solo il caos, forse nemmeno rendendosi conto delle implicazioni di tutto questo. I collettivi studenteschi e l’estrema sinistra sta provando a cavalcare tutto questo, dichiarando esplicitamente l’obiettivo di far cadere il governo Meloni.
L’Italia non aveva mai visto, fino al 17 ottobre, manifestazioni di quel tipo o, almeno, non le vedeva da decenni. Gli espropri proletari sono stati parte di una certa tipologia di manifestazione diversi decenni fa ma le manifestazioni in Francia hanno riportato in auge un certo tipo di violenza, molto più difficile da prevedere, molto più complicato da gestire, perché non è organizzato in modo tradizionale, perché è più fluido e quindi più imprevedibile. Inoltre, nelle piazze gli antagonisti stanno mettendo in atto strategie di guerriglia paramilitare, sfruttando la maggiore componente numerica rispetto al dispiegamento di forze dell’ordine, il che rende le piazze molto più complicate da contenere. L’apologia di quelle violenze nelle scritte come quelle di Como non può essere sottovalutata, perché è propaganda atta ad attrarre sempre più persone verso le violenze, sono proclami di violenza espliciti.
