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Spunta una colletta online per Youssef Siher: oltre 22mila euro di donazioni anonime

Dalle vecchie “casse di resistenza” al crowdfunding: bastano pochi clic per monetizzare lo scontro con la magistratura. Flussi diretti sul conto della moglie, mentre la rete dell’antagonismo attacca le istituzioni

In un fermoimmagine di un video di ANSA-ALANEWS Youssef Siher intervistato dai giornalisti a margine della manifestazione dei Giovani Palestinesi a Milano contro il Comune il 12 luglio 2025. ANSA / ALANEWS

I soldi corrono più veloci della giustizia. E sul portale americano GoFundMe – colosso del crowdfunding, che permette di aprire una colletta in pochi minuti bypassando i tradizionali filtri bancari e associativi – bastano pochi clic per trasformare un’inchiesta giudiziaria nell’ennesimo martirio politico da monetizzare su scala digitale.

Non è una novità: l’uso delle piattaforme di donazione online rappresenta l’evoluzione digitale delle storiche “casse di resistenza” dei militanti di estrema sinistra. Già in un recente passato, portali come questi sono stati ampiamente utilizzati per finanziare la difesa legale di attivisti dei centri sociali, esponenti di movimenti antagonistici come i No Tav o Ultima Generazione, e adesso i giovani di seconda generazione coinvolti in contenziosi giudiziari, fermi di polizia o proteste di piazza. Piattaforme su cui, salvo casi di violazione esplicita per crimini d’odio o terrorismo, le campagne di sostegno processuale proliferano grazie alla facilità con cui consentono di mobilitare capitali e al contempo di schermare l’identità dei donatori anche dietro l’anonimato.

In cima alla lista delle donazioni aperte per sostenere le spese legali di Youssef Siher c’è una saldatura ideologica ben precisa: fin dalle prime battute della colletta, a spingere il pallottoliere sono stati soprattutto i militanti dell’estrema sinistra anche extraparlamentare e una folta rete di cittadini italiani di seconda generazione, in larga parte di origine marocchina. Da un lato il riflesso dell’antagonismo d’area, sempre pronto a trasformare l’azione della magistratura nella scusa per una chiamata alle armi contro le istituzioni; dall’altro la risposta compatta e identitaria della comunità islamica, sapientemente ingaggiata con la cassa di risonanza dei social network.

La macchina da soldi allestita sul colosso del crowdfunding dalla famiglia dí Youssef Siher sta viaggiando a cifre di tutto rispetto. Apertasi subito dopo i provvedimenti della magistratura dello scorso 26 ottobre con una prima tranche da 4.500 euro, la raccolta segnava già 6.500 euro all’alba del mattino seguente, per poi esplodere letteralmente fino a quota 20.000 euro prima che calasse la sera. Un’escalation irrefrenabile arrivata prima a 21.833 euro e poi attestatasi a 22.423 euro grazie al portafoglio di 775 donatori, toccando così l’87 per cento dell’ambizioso target prefissato a 26.000 euro per questa prima fase. Una mobilitazione a suon di banconote digitali di cui la famiglia, in realtà, avrebbe potuto fare comodamente a meno: fonti ben informate confermano che disponibilità e patrimoni ai Siher non manchino affatto, a partire dai numerosi terreni ereditati dai figli e gestiti dal fratello Mohamed dopo la scomparsa del padre nel 2025 e tuttora amministrati anche per conto dello stesso Youssef.

L’operazione, originariamente lanciata da Mohamed ma ora amministrata in prima persona da Youssef, vede i flussi monetari confluire direttamente sul conto corrente della moglie, Sidanah Hammoud. Ma la struttura di GoFundMe vive anche di ampie zone d’ombra: tra i tanti privati figurano infatti un numero considerevole di donazioni rigorosamente anonime, dietro le quali si può nascondere chiunque e attraverso cui le commissioni trattenute dal sito (pari in genere al 2,9% più quota fissa per transazione) trasformano la militanza in un vero e proprio affare.

A soffiare sul fuoco dell’indignazione ci pensa poi la solita batteria dell’estremismo politico, attiva sia come cassa di risonanza sia come finanziatrice diretta della piattaforma. Tra i donatori della prima ora risalta ad esempio un bolognese, militante del Partito Comunista dei Lavoratori, che il 29 ottobre affidava alla rete l’ennesima bordata ideologica contro le forze dell’ordine e la magistratura: «Basta con le montature e i teoremi come nei peggiori regimi autoritari. Basta con lo Stato borghese che ha messo le bombe nelle piazze e nelle stazioni e ha torturato e ucciso 3 compagni nelle caserme e nelle questure».

Un copione ben noto, dove l’autofinanziamento online diventa l’ennesima trincea per difendere chi agita le piazze e attacca le istituzioni democratiche.

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