Pensavano che i figli fossero usciti per trascorrere una domenica con gli amici, magari per fare un giro in piazza Duomo. E invece, nel cuore della notte, si sono ritrovati a cercare un avvocato o ad aspettare davanti alla Questura di Milano, senza sapere nemmeno che cosa fosse successo. Sono le storie delle madri e dei padri dei ragazzi fermati dopo le violenze che, per due giorni consecutivi, hanno trasformato il centro della città in un teatro di devastazioni e saccheggi. Davanti agli uffici di via Fatebenefratelli c’è chi piange, chi si dispera e chi non riesce a nascondere la rabbia. Arrivano da Milano, dall’hinterland e persino da Monza. Sono famiglie italiane e straniere, accomunate dalla stessa domanda: che cosa ci faceva mio figlio in mezzo a tutto quel caos? Una madre ucraina, che vive in Italia da oltre vent’anni, racconta a LaPresse di aver lasciato uscire il figlio con gli amici. Era la prima volta che il ragazzo andava a Milano con quella compagnia. Alle sei del pomeriggio ha cominciato a telefonargli per dirgli di rientrare, perché il giorno successivo sarebbe dovuto andare a scuola. Ma il cellulare era spento. Nessuna risposta, fino alle due di notte, quando a chiamarla è stata la polizia. Il figlio si trovava negli uffici della Questura e rischiava il carcere. Doveva cercare un avvocato. Poco distante c’è un padre di origine egiziana. Anche lui aspetta notizie del figlio, che domenica avrebbe dovuto raggiungerlo in negozio per lavorare. Non si è mai presentato. Ma tra quei genitori c’è anche chi ha scoperto tutto attraverso i social. Come un padre tunisino, arrivato in Italia quattro anni fa, che ha visto su TikTok le immagini di uno dei suoi figli mentre veniva portato via dagli agenti. In Questura sono finiti entrambi i ragazzi, di 16 e 17 anni. Gli avevano detto che sarebbero andati in Duomo.
E poi ci sono i genitori che provano soprattutto vergogna. Un padre romeno, che vive in Italia da trent’anni, racconta al Corriere della Sera la delusione per essere stato costretto a raggiungere la Questura dopo una vita trascorsa a lavorare. Se il figlio ha commesso un reato, sostiene, dovrà risponderne. Un’altra famiglia, arrivata da Melegnano, ha scoperto dove si trovava il proprio ragazzo soltanto controllando la posizione del suo cellulare.
Soltanto nella giornata di domenica sono state 271 le persone accompagnate in Questura, di cui 220 minorenni. Gli arrestati sono 32, tra i quali 23 under 18, mentre altre 28 persone sono state denunciate. Per 174 ragazzi è stato disposto il fermo di prevenzione. Un bilancio che non significa, naturalmente, che tutti coloro che sono stati portati negli uffici di polizia abbiano preso parte alle devastazioni: le singole responsabilità dovranno essere accertate. Intanto la Procura di Milano ha chiesto la convalida degli arresti e la custodia cautelare in carcere per undici maggiorenni coinvolti, secondo le contestazioni, negli episodi del fine settimana. Le accuse comprendono, a vario titolo, devastazione e saccheggio e resistenza aggravata a pubblico ufficiale.
