Dalle file di Alleanza Verdi e Sinistra fino alla sinistra comunista, passando per Francesca Albanese. Le indagini sulle violenze di piazza e sul Movimento 17 ottobre aprono un nuovo fronte politico, con una serie di prese di posizione contro l’operato delle istituzioni e a sostegno dei manifestanti. Al centro c’è Youssef Siher, il trentenne indagato per istigazione a delinquere aggravata, indicato dagli investigatori come responsabile del Movimento 17 ottobre. E mentre le forze dell’ordine cercano di ricostruire le responsabilità per i disordini, una parte della sinistra sposta l’attenzione sulla presunta repressione del dissenso. A intervenire è Alaeddine Kaabouri, consigliere di Alleanza Verdi e Sinistra, che esprime pubblicamente “solidarietà e sostegno a Youssef Siher” e agli altri giovani coinvolti negli accertamenti. Come racconta oggi Il Giornale nel pezzo di Alessandro Gonzato, peraltro, il legame tra Siher e l’area di Avs non è nuovo. Kaabouri parla di “macchina dell’odio della destra”, accusa il governo di alimentare un clima di criminalizzazione e denuncia perquisizioni e sequestri di dispositivi elettronici. “Manifestare il proprio dissenso non è un crimine”, sostiene. Un principio indiscutibile, che però non risponde alla questione al centro delle indagini: accertare responsabilità penali, distinguendo chi ha esercitato pacificamente un diritto costituzionale da chi ha contribuito a organizzare o istigare condotte illecite. Sul fronte delle manifestazioni compare anche Francesca Albanese, che dovrebbe rappresentare le Nazioni Unite, ma figura tra gli account che hanno pubblicato in collaborazione un messaggio di Hub for Defenders dedicato all’assistenza legale per chi scende in piazza. “Scenderai in piazza oggi?”, si legge nel post, che invita a contattare l’organizzazione in caso di fermo, denuncia o altri problemi giudiziari. Vengono messi a disposizione un recapito telefonico e un indirizzo email. Ma iniziano anche a elevare Siher a martire, come si evince dal post del Partito Comunista dei Lavoratori, che trasforma il fanatico di Hamss nel volto di una campagna politica. Sul manifesto campeggia la scritta “Free Youssef”, accompagnata dagli slogan “Viva la lotta anticapitalista e antifascista!” e “Socialismo o barbarie!”. Il partito contesta l’iniziativa investigativa e rivendica solidarietà al trentenne. La scelta di presentarlo come simbolo della mobilitazione arriva mentre gli accertamenti sono ancora in corso e non è stata stabilita alcuna responsabilità penale.

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