Partite Berna esce da Ubs e intasca 1,2 miliardi Timori delle altre banche dopo l’accordo in Usa

Chiusa la partita con il fisco Usa, il governo elvetico esce da Ubs cedendo il 9% detenuto nella banca incassando una plusvalenza netta di 1,2 miliardi di franchi, pari a un ritorno sull’investimento del 30% circa. All’operazione non ha preso parte il fondo di Singapore Gic, ora primo azionista dell’istituto. Ottima la risposta della Borsa: i titoli Ubs ieri sono saliti del 4,54%. Berna era entrata nel capitale di Ubs nell’autunno 2008 nel quadro di un più vasto pacchetto di salvataggio a favore della banca. L’annuncio del disimpegno da Ubs è giunto dopo la diffusione dei termini dell’accordo extragiudiziale con le autorità Usa sui conti di cittadini americani sospettati di frode ed evasione fiscale presso l’Ubs. Se per gli esperti di Washington l’intesa rappresenta un successo diplomatico, la stampa svizzera si interroga su quel che resta del segreto bancario e denuncia l’abbandono di migliaia di clienti al fisco a stelle e strisce. Il quotidiano Le Temps, per esempio, parla di «precedente pericoloso per le altre banche svizzere». Molti i commenti. «Questo è un traguardo - osserva Doug Schulman, commissario dell’Internal revenue service, l’Agenzia delle entrate Usa -: ora sarà più facile togliere il velo sul segreto bancario e combattere l’evasione fiscale off-shore», anche se alcuni analisti Usa ribattono che i paradisi fiscali continueranno a esistere. «Ci sono nel mondo tra 55 e 60 paradisi off-shore oggetto di pressioni sempre più forti negli ultimi 25 anni da parte dei Paesi industrializzati, ma non hanno ceduto e infatti continuano a esistere», avverte infine Charles Intriago, fondatore dell’International association for asset recovery, convinto della necessita di misure più stringenti da parte statunitense per chiudere i «paradisi».

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