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Politica economica

Allarme Fmi: “Economia mondiale al limite”

Alzate le stime ma preoccupa l’esplosione del debito. Per gli Usa bomba inflazione al 6%

Preoccupata Kristalina Georgieva

L’economia globale sta dimostrando una tenacia sorprendente con le Borse che macinano record su record, trainate dai titoli legati all’intelligenza artificiale. Vero, ma nel frattempo il gas vola verso gli 87 euro al megawatt ora, e il petrolio resta stabile sopra i 110 dollari al barile, così la corsa dei mercati rischia di fermarsi di fronte ai limiti strutturali di una finanza pubblica sfidante e mercati energetici sempre più in bilico. È questo il monito espresso ieri a Bangkok dal Fondo Monetario Internazionale (in foto la direttrice generale Kristalina Georgieva).

Infatti, nonostante una crescita mondiale rivista leggermente al rialzo al 3,1% per quest’anno, la consigliera economica dell’Fmi, Silvana Tenreyro, ha lanciato un avviso chiaro: «la resilienza globale sta toccando i suoi limiti e occorre passare dalla mera gestione della crisi alla ricostruzione».

Al centro delle preoccupazioni del Fondo c’è la traiettoria insostenibile del debito pubblico, in particolare nelle grandi economie avanzate del G7. La spesa per gli interessi sul debito sta diventando un macigno che soffoca la capacità d’azione dei governi proprio mentre le riserve strategiche si assottigliano. Il focus più severo riguarda gli Stati Uniti: l’Fmi stima che la spesa per interessi a Washington sia destinata a raddoppiare, passando dal 2,8% del Pil del periodo pre-pandemico al 5,7% entro il 2031, arrivando a pareggiare le risorse destinate alla spesa sociale. Parallelamente, la voragine del deficit di Pechino e l’accumulo di debito in Cina minacciano di propagare onde d’urto sull’intero scacchiere globale, alimentando vulnerabilità fiscali che lasciano pochissimo margine di manovra ai governi di fronte a nuovi shock.

L’Italia si inserisce in questo quadro con luci e ombre. Il Fondo ha migliorato le stime di crescita del Pil per il nostro Paese, portandole allo 0,8% per l’anno in corso (rispetto al precedente 0,5%). Sul fronte dei prezzi, l’inflazione italiana si attesterà al 3,3% prima di rientrare verso il 2,8%.

A complicare il quadro macroeconomico concorrono, accanto all’instabilità sui mercati energetici, le persistenti tensioni geopolitiche e il boom dell’intelligenza artificiale, le cui aspettative irrealistiche potrebbero iniziare a pesare sui mercati, innescando correzioni improvvise sui listini di tutto il mondo.