A Bruxelles è tempo di retromarce e di decisioni rimangiate sul futuro del settore automotive. Peccato che tutto questo avvenga con grave ritardo e senza ammissioni di colpe, da parte dei promotori, visti i danni a cui il comparto è andato incontro. Di ieri è la notizia dell’accordo tra i principali gruppi politici dell’Europarlamento per allentare le norme sulle emissioni delle auto rispetto al divieto di produrre e vendere veicoli a combustione fissato per il 2035. Bloomberg ha visionato un documento da cui emerge che Ppe (centro-destra), Socialisti (centro-sinistra) e Renew hanno concordato un pacchetto di modifiche che eliminerebbe l’obbligo di neutralità climatica per le nuove auto immatricolate dopo il 2035; consentendo ai mezzi con motore endotermico di restare sul mercato. Dunque, non più il solo tutto elettrico. «Siamo a una svolta per l’industria automobilistica europea: la messa al bando dei motori a combustione dal 2035 verrebbe superata così come l’obbligo del 100% elettrico. È il risultato di un lungo lavoro negoziale nel quale le proposte italiane hanno avuto un ruolo determinante. Una vittoria pienamente italiana», puntualizza Massimiliano Salini (in foto), vicepresidente del Ppe al Parlamento Ue e relatore sulla revisione del regolamento relativo alle emissioni di CO2 di auto e furgoni. Per le vetture, il nuovo impianto prevede nel 2035 una riduzione delle emissioni allo scarico dell’87,5%, cui si aggiungerà una compensazione del 7,5% attraverso l’impiego di acciaio a basse emissioni di carbonio. Il restante 5% sarà invece incondizionato, lasciando aperta la possibilità di immatricolare veicoli con motore a combustione «senza gli obblighi di compensazione, tutelando la libertà tecnologica e restituendo prospettive all’intera filiera».
Salini rivendica, inoltre, l’introduzione dal 2030 di una nuova categoria dedicata ai veicoli alimentati esclusivamente con carburanti rinnovabili che potranno essere considerati a zero emissioni, al pari di quelli elettrici. «Questa è la direzione giusta per una politica automotive più realistica, competitiva e sostenibile», il commento di Alessandro Cattaneo (Forza Italia).
Per i cinesi, intanto, nuovo exploit in Europa. Da oltre 800mila auto vendute in tutto il 2025, i big di Pechino sono arrivati a 1,1 milioni nei primi 9 mesi del 2026. A settembre, riporta Automotive News Europe, la quota mercato del Dragone ha raggiunto il record del 14,6%, con Chery leader. A far da traino al risultato asiatico i veicoli ibridi plug-in, gli stessi il cui arrivo dovrebbe essere dimezzato secondo l’intesa Ue-Cina, e il picco di export estivo.
