In un’Europa che sta cambiando rotta, ma dopo l’abbaglio del Green Deal non sente ancora la necessità, messa in luce dall’ad dell’Eni Claudio Descalzi, «dimettere davvero al centro l’energia», i principali attori italiani del settore, da Snam a Terna passando perEni, Enel, Edison, ma anche Cdp fanno fronte comune per dotare l’Italia di un set tecnologico ampio che lasci da parte le ideologie emetta a terra progetti diversi, ma complementari. L’alba di una «nuova integrazione energetica che - come evidenziato dall’ad di Snam Agostino Scornajenchi - manda in soffitta la transizione», e che tra reti, gas, rinnovabili, nucleare, batterie e infrastrutture energetiche prova a salvare la competitività per iniziare ascrivere oggi il futuro energetico di domani come hanno fatto, prima di noi, Cina eUsa: i due grandi protagonisti della sfida energetica globale. Ecco i messaggi chiave giunti dal confronto con il direttore Tommaso Cerno e i vicedirettori Nicola Porro e Fabrizio Massaro al Forum di Moneta organizzato con The European House Ambrosetti.
Eni Come Washington guarda al Sud America come backyardper avere accesso a nuova energia, così l’Italia dovrebbe guardare all’Africa. È questo il monito con cui l’ad di Eni Claudio Descalzi ha aperto il convegno di Moneta ricordando come «il continente, sia stato a lungo frequentato dalle imprese europee, che hanno poi ridotto gli investimenti anche sulla base di previsioni errate sulla domanda di idrocarburi». È tempo di cambiare rotta e «mettere da parte le ideologie per lasciare spazio alle idee e ai progetti», ha aggiunto sottolineando il ruolo chiave del gas e l’apporto di più tecnologie che non si esauriscano nella sola ideologia rinnovabile.
Snam A dare valore al ruolo del gas è in particolare Snam che nel 2026 ha saputo mettere al sicuro l’Italia sulle riserve.
«Una capacità che è mancata agli altri Paesi Ue», ha spiegato Scornajenchi mettendo in luce la necessità che, a livello europeo, ci sia un coordinamento futuro sugli stoccaggi. Un appello alla miopia europea che secondo l’ad deve mettere da parte «la transizione energetica in nome dell’integrazione energetica delle tecnologie: gas, idroelettrico, nucleare, eolico e fotovoltaico non possono essere considerate come isole, ma come parti della domanda da sviluppare in parallelo».
Terna Uno sviluppo che passa dalla rete e dal suo sviluppo. E che, secondo l’ad di Terna Pasqualino Monti, è necessario soprattutto in vista della domanda futura che arriverà dai data center. «Un ambito nel quale stiamo studiando con il governo norme specifiche» per selezionare l’enorme domanda di connessione. Monti- annunciando per maggio 2027 il nuovo piano del gruppo -ha ricordato che lo sviluppo della rete pesa sulla bolletta per il 4% ma è necessario per dare un domani alle tecnologie diverse che saprà accogliere.
Cdp A sostenere le infrastrutture energetiche materiali enon è anche Cdp che per voce dell’ad Dario Scannapieco ha sottolineato «l’importanza di supportare finanziariamente lo sviluppo del sistema e aiutare le aziende a fare scala per competere a livello internazionale».
Edison A tirare le fila è il numero uno di Edison Nicola Monti che ha ribadito come non esista per l’Italia «un’unica soluzione». Il nucleare in Italia, «se partiamo da zero, sarà disponibile non prima di dieci anni».
Enel In questo scenario -e alla luce del fatto che per raggiungere gli obiettivi energetici nazionali al 2030 occorre installare circa 50 gigawatt aggiuntivi di capacità rinnovabile, con un ritmo di 10 gigawatt all’anno - «i contratti energetici di lungo periodo per le imprese possono contribuire a trasferire ai consumatori i benefici economici delle fonti rinnovabili che, assieme alle offerte a prezzo fisso per le famiglie, tutelano dall’esposizione alle oscillazioni del mercato”, ha aggiunto Francesca Gostinelli, amministratrice delegata di Enel Italia.
