«L’Italia che resiste», cantava Francesco De Gregori. Ed è proprio la sensazione di un’Italia che non solo resiste ma che si fa spazio e cresce nonostante guerre, stravolgimenti geopolitici, costi dell’energia fuori controllo e inflazione che morde i salari, quella che si avverte sfogliando questo speciale dedicato al primo Forum Economico di Moneta, il settimanale economico de il Giornale, che si tiene oggi a Roma per l’intera giornata con The European House Ambrosetti.
Le storie raccontate, i settori analizzati, i numeri di contesto macroeconomico evidenziati mostrano un’economia italiana solida, uscita da una selezione durissima dalle crisi del 2012, che ha superato almeno altri due cigni neri come il Covid e poi la guerra in Ucraina, e che ora si trova alle prese con l’incertezza più grande, quella sui prezzi dell’energia.
Che impattano sull’inflazione e quindi sul tenore di vita e i consumi degli italiani. Ma ci arriva ben consapevole che l’innovazione e la ricerca di una maggiore competitività, nel territorio nazionale e in Europa, sono fondamentali per non perdere terreno e sostenere quella crescita conquistata con tanta fatica.
Sono innanzitutto le grandi imprese, a cominciare da quelle a trazione pubblica, a dare una forte spinta all’innovazione, che significa anche energie rinnovabili, nucleare, AI. Ma lo sono anche le medie imprese campioni dell’export, così come quelle più piccole che vogliono fare un salto di qualità e che vogliono trovare un sistema finanziario, normativo e burocratico favorevole ai loro investimenti.
La politica deve avere la forza e la lungimiranza di favorire sia l’innovazione sia la finanza per le imprese. Ma in Europa non è stata imboccata una direzione chiara, nonostante i rapporti Draghi e Letta. I programmi dei partiti in vista delle elezioni non ci sono ancora. Il sogno di ogni imprenditore è di trovarvi linee univoche almeno su questi punti, nel centrodestra come nel centrosinistra, a Roma, a Parigi, a Berlino e a Bruxelles. E che si mantenga la rotta della stabilità politica e della tenuta dei conti pubblici certificata anche dai mercati e dalle agenzie di rating, senza cui nessuna riforma potrà funzionare.
