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Politica economica

Elettricità Futura esce da Confindustria Energia

Lettera al presidente Orsini, nel mirino lo Statuto

"Un salario più ricco agli under 35"

Una secca lettera al presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, per mettere nero su bianco le ragioni dello strappo anticipato da il Giornale il primo novembre (nella foto). Secondo indiscrezioni, il numero uno di Elettricità Futura, Salvatore Pinto, avrebbe accusato Viale dell’Astronomia di non rispettare il principio statutario della rappresentanza di tutte le componenti industriali, tutelandone soltanto una parte. E avrebbe chiarito, sempre nella missiva, che l’uscita da Confindustria Energia coinvolgerà non soltanto i rappresentanti diretti dell’associazione, ma anche gli esponenti delle aziende che ricoprono incarichi negli organi della federazione in quota Elettricità Futura, cioè numeri uno di grandi gruppi industriali come Enel, Eni, A2A, Edison, Iren, Acea ed Erg, quotati in Borsa e interlocutori strategici del Governo. La rottura - ufficializzata ieri con una nota - assume così una portata più ampia sul piano della rappresentanza. E potrebbe essere il preludio a un’ulteriore frattura non solo in seno al settore elettrico.

Secondo fonti vicine alla vicenda «anche altri settori sarebbero in disaccordo con la linea Orsini e starebbero meditando il da farsi».

Nel caso di Elettricità Futura, il contrasto riguarda soprattutto la linea sui prezzi dell’energia e il rapporto tra produttori elettrici e imprese consumatrici. Già il 9 ottobre Pinto aveva contestato pubblicamente le posizioni dei vertici confederali, respingendo la contrapposizione tra queste due componenti. Aveva ricordato la disponibilità di contratti di lungo periodo da rinnovabili sotto i 100 euro per megawattora e i risultati delle aste fotovoltaiche intorno ai 66 euro. Soprattutto, aveva rivendicato il diritto delle imprese elettriche, anch’esse associate a Confindustria, a essere rappresentate e rispettate. D’altra parte, il settore ricorda di non essere marginale nel sistema economico italiano: «Rappresentiamo il 4,4% del Pil e impieghiamo oltre 600mila persone con l’indotto». Elettricità Futura era diventata socio effettivo di Confindustria Energia il 22 luglio 2019, dopo esserne stata socio aggregato. Allora l’adesione era stata presentata come un rafforzamento della collaborazione tra le diverse filiere energetiche. Oggi l’associazione, che dichiara di rappresentare oltre il 70% del mercato elettrico italiano, imbocca la direzione opposta, sottraendo alla federazione una componente centrale del sistema energetico nazionale. Ma le diplomazie sono al lavoro per tentare una ricucitura.

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