«La crescita ha bisogno di fiducia, e la fiducia sta purtroppo diminuendo». Marco Tronchetti Provera apre così la prima edizione del Forum di Moneta, organizzato a Roma con Teha. Per il presidente esecutivo di Pirelli l’immigrazione e «la classe media che cerca lavoro» sono «driver del populismo», e dall’Europa non arrivano «le risposte che le persone vogliono sentire»: «Se non passiamo dalle parole ai fatti il populismo prevarrà». Le tensioni con gli Stati Uniti, aggiunge, «sono dovute alla mancanza di competitività dell’Europa»: servono politiche energetiche per recuperarla e una riforma dell’industria, «e non abbiamo tempo perché la Cina sta arrivando». La carenza di approvvigionamenti energetici «sta portando una grande crisi, rischiamo un declino», avverte: «L’Europa sta galleggiando su qualcosa che potrebbe rompersi all’improvviso».
Sul populismo insiste anche l’ex premier spagnolo José María Aznar, che si definisce «un liberale democratico»: la democrazia liberale «deve fare i conti con tre problemi: la crescita dei regimi autoritari, il populismo, le conseguenze della rivoluzione tecnologica». E il populismo, «sia a destra sia a sinistra», resta «una minaccia molto seria». Philipp Hildebrand, vicepresidente di BlackRock, vede sull’Europa una pressione «in un certo senso esistenziale», ma anche una risorsa: «circa 12mila miliardi di euro di risparmi in depositi bancari».
Sull’Italia si confrontano gli economisti, moderati da Fabrizio Massaro, direttore di Moneta. Gregorio De Felice, chief economist di Intesa Sanpaolo, ricorda che i salari reali sono ancora «a -7,5% rispetto al 2019» e indica il Fondo centrale di garanzia, che «consente un effetto leva straordinario», per spingere i settori ad alto valore aggiunto. Flessibilità sì, ma per «riforme e investimenti in tecnologia»: per pagare interessi o misure elettorali, «mai nella vita». Veronica De Romanis avverte che il debito «va tenuto sotto controllo: è un po’ come una crepa su un cristallo, poi arriva un sassolino e viene giù tutto». Eppure, osserva, «non abbiamo una coperta corta, abbiamo una coperta lunghissima»: con 30 miliardi di tagli selettivi a deduzioni e detrazioni si libererebbero risorse per l’istruzione. E sull’Unione è netta: «Basta dire l’Europa come se fosse una forza esogena: l’Europa siamo noi e ci sediamo a quel tavolo. Dire che la colpa è dell’Europa ci deresponsabilizza». Le regole europee, aggiunge, «sono una protezione». Davide Serra, ceo di Algebris, propone un conto da mille euro, vincolato per 65 anni, per ciascuno dei circa 150mila bambini nati ogni anno in famiglie meno abbienti, così da «compensare lo shock demografico e di produttività del Paese». Perché «l’unica cosa che risolve il tutto è la matematica, non l’ideologia».
