Tagliatrice di teste, lady d’acciaio. Lucia Morselli all’ex Ilva è arrivata preceduta dalla sua fama di manager delle ristrutturazioni: formazione matematica, esperienza finanziaria e una carriera costruita nelle aziende in ristrutturazione. Prima di diventare il volto della gestione dei franco indiani di ArcelorMittal a Taranto, ha lavorato nell’informatica, nell’aeronautica e nella televisione a pagamento. È però nell’industria pesante, fra Berco, Terni e Taranto, che si è formata la sua immagine pubblica.
Nata a Modena nel 1956, ha mosso i primi passi nel 1982 in Olivetti, poi in Accenture. Diventa ad di Telepiù e Stream. Nel 2003 fonda con Franco Tatò lo studio di consulenza Franco Tatò & Partner.
La svolta verso l’industria pesante arriva con Berco, nel 2013, e Acciai Speciali Terni, dal 2014 al 2016, entrambe nell’orbita Thyssenkrupp. Sono gli incarichi che le valgono sulla stampa l’etichetta di tagliatrice di teste. A Terni il confronto sfocia in 36 giorni di sciopero; l’accordo conclusivo prevede 290 uscite incentivate. Le cronache ricordano anche una sua visita notturna al presidio degli operai. Episodio che si è ripetuto anni dopo all’Ilva quando, senza scorta, si presentò tra gli addetti infuriati dell’Ilva per spiegare le sue ragioni.
Il rapporto con Taranto comincia prima della nomina al vertice. Morselli guida AcciaItalia, la cordata concorrente di ArcelorMittal nella gara per il siderurgico. Nel 2019 viene invece scelta proprio dalla multinazionale come ad di ArcelorMittal Italia, subentrando a Matthieu Jehl. La sua gestione attraversa l’ingresso dello Stato nel capitale e la trasformazione in Acciaierie d’Italia, fino alla rottura fra il socio pubblico e ArcelorMittal.
Il rilancio non si concretizza: nel 2023 la produzione di Taranto resta intorno ai tre milioni di tonnellate. Torna quindi l’amministrazione straordinaria e mette fine all’esperienza di comando della manager, che era stata criticata da più osservatori con l’accusa di non perseguire gli interessi del polo siderurgico pugliese.
