Il bollettino meteorologico, per usare l’immagine scelta dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, non è dei più rassicuranti. Lo shock energetico innescato dal conflitto in Medio Oriente ha riacceso l’inflazione in tutta Europa e frenato l’industria. Eppure, a guardare i numeri senza pregiudizi, l’Italia ha attraversato la tempesta meglio di quanto molti temessero e, su diversi fronti, meglio di partner a lungo additati come modelli.
Il primo indizio arriva dalla crescita. Nel secondo trimestre il Pil è salito dello 0,2%, con un +1% su base annua che supera lo 0,9% tedesco e lo 0,7% francese. Nel Bollettino economico di ottobre la Banca d’Italia ha alzato di 0,4 punti la stima per il 2026, allo 0,9%, che diventa l’1% senza la correzione per le giornate lavorative: esattamente la previsione del governo nel Documento programmatico. Via Nazionale rileva un impatto del conflitto «meno marcato di quanto atteso in giugno, con effetti di trascinamento positivi anche per il 2027», anno per cui prevede uno 0,7%. Il turismo, con la spesa degli stranieri cresciuta del 4,4% nel primo semestre, ha fatto la sua parte.
A riconoscerlo sono le agenzie di rating. A settembre Moody’s ha confermato il Baa2 con outlook stabile, alzando la stima di crescita allo 0,8% e osservando che l’economia italiana «ha dimostrato resilienza allo shock dei prezzi energetici derivante dal conflitto in Medio Oriente». Fitch ha mantenuto il BBB+, sottolineando che «la recente stabilità politica ha rappresentato un elemento di solidità per il rating dell’Italia». Il tallone d’Achille resta il debito, stabile intorno al 138% del Pil, ma su questo Giorgetti è netto: «Questo governo non ha creato nuovo debito, lo ha ereditato e lo ha gestito al meglio».
Lo confermano i mercati. Con la corsa globale dei rendimenti il Btp decennale è salito al 4,6%, ma l’Oat francese è arrivato al 4,9% e lo spread italiano sul Bund si ferma a 110 punti. Per Bankitalia il peggioramento «è stato più pronunciato in Francia, dove pesano l’incertezza politica e le preoccupazioni sulle prospettive di finanza pubblica», e intanto «la domanda estera di titoli italiani è stata elevata», con 78,9 miliardi di acquisti nel secondo trimestre. Parigi viaggia verso un deficit del 5,4% del Pil, mentre l’Italia lo ha portato dall’8,1% del 2022 al 3,1% del 2025 e punta al 2,9% quest’anno. Un decimale ha rinviato l’uscita dalla procedura d’infrazione. «I decimali fanno la differenza», ha ammesso Giorgetti, ma la direzione non è cambiata.
Le note dolenti non mancano. L’inflazione armonizzata è salita a settembre al 4,1%, sopra il 3,3% tedesco e il 3,4% francese, spinta dai beni energetici (+22,3%). Bankitalia la vede al 3,2% in media quest’anno e al 2,4% nel 2027, giudicando la fiammata «in larga misura riconducibile alle pressioni derivanti dai rincari dei beni energetici, che si esaurirebbero nel corso del prossimo anno», con l’inflazione di fondo intorno al 2%.
La produzione industriale ad agosto ha perso l’1,3% su luglio. Il lavoro, invece, tiene: gli occupati sono 24,35 milioni, 291mila in più in un anno, e per Via Nazionale «le condizioni del mercato del lavoro si sono mantenute nel complesso favorevoli».
È su questo sfondo che il Parlamento ha approvato uno scostamento di circa 29 miliardi nel biennio 2027-2028 per energia e difesa, che porterà il deficit 2027 al 3,4%. Roma ha chiesto a Bruxelles di tenere conto del caro energia nel percorso di spesa concordato, per evitare che le regole si traducano in una stretta proprio quando l’economia ha bisogno di ossigeno. Per Bankitalia le misure «contribuirebbero a sostenere l’attività economica nel prossimo biennio», con l’obiettivo, ha spiegato Giorgetti, di «dare sostegno in modo temporaneo e selettivo a famiglie e imprese che si trovano in difficoltà». Un ruolo fondamentale lo svolge anche Cassa depositi e prestiti guidata dall’amministratore delegato Dario Scannapieco, che nel primo semestre ha impegnato la cifra record di 20,1 miliardi (+27%) e attivato 49,5 miliardi di investimenti. Risultati che, per Scannapieco, «testimoniano l’efficacia e la qualità del percorso intrapreso».
Il ministro non nasconde le insidie: «Quando il bollettino meteorologico annuncia tempesta, prima di uscire in mare aperto conviene assicurarsi delle condizioni dell’imbarcazione», ha detto, in un momento in cui «si annunciano nuvoloni all’orizzonte». L’Italia non è al riparo dalle burrasche, ma ci arriva con i conti in ordine, la fiducia dei mercati e una barca più solida di qualche anno fa.
