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Politica economica

Manovra, 5 miliardi in più (ma solo con l’ok dell’Ue)

Dalla flessibilità sull’inflazione dipenderà il taglio Irpef al ceto medio. Tajani: “Serve un contributo da tutta la finanza, anche da Cdp”

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti nell’aula della Camera dei deputati durante l’informativa sull’avvio della procedura di attivazione della clausola di salvaguardia nazionale (Safe) per le spese relative all’energia e alla difesa, Roma, Mercoledì 5 Agosto 2026 (Foto Roberto Monaldo / LaPresse) Economy minister Giancarlo Giorgetti addresses the Chamber of deputies on the the procedure to activate the Security Action for Europe, Rome, Wednesday 5, 2026 (Photo by Roberto Monaldo / LaPresse)

Il tesoretto che potrebbe cambiare il volto della manovra passa da Bruxelles. Se la Commissione accettasse di adeguare all’inflazione effettiva la traiettoria della spesa netta, il governo potrebbe ritrovarsi con un margine aggiuntivo stimato in circa 5 miliardi portando il totale vicino ai 29 miliardi di euro. È una cifra da maneggiare con prudenza, per due ragioni. Dipende da come verrebbe riscritta la regola, e l’8 ottobre il commissario Valdis Dombrovskis aveva ricordato che le norme tengono già conto dei prezzi. Nella maggioranza, però, si respira un cauto ottimismo. Una prima risposta informale potrebbe arrivare nel weekend insieme a quella sull’uso dei fondi per la flessibilità energetica, mentre prende corpo l’ipotesi di un Consiglio dei ministri il 28 ottobre per il via libera al testo. «Aspettiamo una flessibilità europea», ha detto Antonio Tajani. Dal Welfare Italia Forum il vicepremier ha chiesto in manovra «una sorta di energy release destinato al maggior numero possibile di piccole e medie imprese» e aiuti «alle famiglie numerose».

Dall’esito del negoziato dipende pure il capitolo Irpef. Il leader azzurro ha proposto di estendere gradualmente l’aliquota del 33% prima ai redditi fino a 55mila euro e poi fino a 60mila. Mef e Ragioneria nutrono dubbi sulle coperture, ma Meloni non avrebbe chiuso a un nuovo intervento per il ceto medio. Sul tavolo restano gli aiuti contro il caro energia, un possibile cashback sanitario e una flat tax al 5% per gli stipendi degli under 35.

Sul fronte delle coperture, il contributo da 5 miliardi chiesto alla finanza potrebbe allargarsi. «Si sta lavorando su tutto il mondo finanziario», spiega Tajani, e il perimetro potrebbe includere Cassa depositi e prestiti e le Casse di previdenza dei professionisti. «Gli extraprofitti non esistono», ha scandito il vicepremier, per il quale il contributo va definito «con una visione non punitiva del sistema bancario, del sistema assicurativo e di altri settori». L’ipotesi Cdp suscita qualche perplessità tra gli alleati, perché si tratterebbe di un passaggio di risorse da una partecipata allo Stato. Anche il settore elettrico ricorda di aver già contribuito con il decreto bollette di pochi mesi fa. Intanto dal primo novembre arriva la tassa sui pacchi. Su ogni piccola spedizione in arrivo dai Paesi extra Ue si pagheranno 2 euro di handling fee per coprire i costi dei controlli doganali, oltre al dazio da 3 euro in vigore da luglio. L’Agenzia delle dogane si dice pronta, mentre il prelievo italiano di pari importo slitta al primo dicembre. Gli acquisti sono già in calo. Nei primi nove mesi del 2026 le dichiarazioni per spedizioni sotto i 150 euro sono scese del 31%, quasi 22 milioni in meno rispetto al 2025, e la flessione era cominciata già prima del dazio. La stretta rientra nella riforma del Codice doganale Ue: le piattaforme extracomunitarie diventeranno direttamente responsabili.

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