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Politica economica

Monito Fmi, dietro la crescita al 3,1% c’è la spinta dell’Ia

Preoccupazione per la corsa dei costi dell’energia. E l’Europa è già cenerentola del Pil

epa13298008 IMF Managing Director Kristalina Georgieva attends the 'WBG Flagship: Small AI: More and Better Jobs' panel at the 2026 Annual Meetings of the International Monetary Fund (IMF) and the World Bank Group in Bangkok, Thailand, 12 October 2026. More than 15,000 International financial policymakers, Central Bank governors, and development leaders including Finance Ministers from 191 countries are gathering in Thailand for the 2026 IMF-World Bank Group Annual Meetings to discuss the global economic outlook and financial stability. EPA/RUNGROJ YONGRIT

Il sistema socioeconomico mondiale e di riflesso quello finanziario sono alle prese con un indice di complessità che forse mai in passato, pur in presenza di conflitti bellici mondiali, è stato così ampio e pernicioso. In campo ci sono due delle quattro maggiori potenze mondiali, Usa e Russia; la terza, la Cina, sta sul ciglio del fiume e aspetta che passino uno o più sconfitti per poterne approfittare; il quarto, l’Europa, ha ormai un’importanza indecifrabile ma di certo secondaria. Ciò nonostante il Fondo Monetario Internazionale intravede, seppur a determinate condizioni, possibili schiarite all’orizzonte. La crescita globale risale al 3,1% nell’anno corso, con un +0,3 per il 2027. A determinare la positività sono due fattori : la resilienza del settore privato e gli investimenti tecnologici legati all’AI, a cui si contrappone l’eccessivo aumento dei costi energetici che loro volta sono la prima fonte della galoppata dell’inflazione, la quale a livello globale è prossima al 5% ma in calo a poco più del 4% per 27.

Cenerentola mondiale è l’Europa con una crescita all’1,1% e con un’inflazione intorno al 3,5%, penalizzate entrambe dai costi energetici. Per non parlare della carenza quasi totale di materie prime o terre rare, e in particolare ritardo negli investimenti sia tecnologici sia di modernizzazione. Quella che fu la regina del globo per quasi due millenni sta diventando il suo ventre molle, frenata a livello socioeconomico dai prezzi elevati dell’energia e dai conflitti in corso. La crescita del Pil italiano viene accreditata dal Fmi di un +0,3% per il 2026, che però si perderebbero nel prossimo anno, mentre l’inflazione è attesa al 3,3% nell’anno in corso per scendere al 2,8% nel 2027.

Un quadro quello delineato dal Fmi non rassicurante ma neppure disarmante; la resilienza dimostrata potrebbe essere vicina a un sostanziale rallentamento nel caso l’escalation dei conflitti acceleri e le miliardarie aspettative derivanti dagli investimenti nell’intelligenza artificiale non si materializzino o lo facciano in misura ampiamente minore, ovvero che i guadagni di produttività dall’IA deludano. Il Fmi avverte rischi di impoverimento dettati dalle disuguaglianze sociali e invita i governi a rafforzare gli introiti fiscali in modo da garantire i servizi sociali e disporre di maggiori risorse da destinare al raffreddamento del caro vita, attraverso un sostegno al reddito delle fasce più deboli, il cui modus vivendi nell’intera Europa è ormai in costante peggioramento da molti anni.

I cambiamenti-miglioramenti della fiscalità debbono quindi essere propedeutici al riequilibrio della ricchezza tra le fasce sociali. I tagli fiscali finanziati dal debito pubblico debbono sostenere una più redditizia produttività che a sua volta deve generare migliori profitti e, seppur con aliquote fiscali più basse, più introiti per l’erario.Le casse pubbliche a loro volta debbono destinare ai servizi garantiti una espansiva qualità e quantità. Il reddito procapite , grazie alla miglior produttività, deve riuscire a superare il passo dell’inflazione, così a sostenere la crescita dei consumi, ovvero del Pil.

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