Il sistema socioeconomico mondiale e di riflesso quello finanziario sono alle prese con un indice di complessità che forse mai in passato, pur in presenza di conflitti bellici mondiali, è stato così ampio e pernicioso. In campo ci sono due delle quattro maggiori potenze mondiali, Usa e Russia; la terza, la Cina, sta sul ciglio del fiume e aspetta che passino uno o più sconfitti per poterne approfittare; il quarto, l’Europa, ha ormai un’importanza indecifrabile ma di certo secondaria. Ciò nonostante il Fondo Monetario Internazionale intravede, seppur a determinate condizioni, possibili schiarite all’orizzonte. La crescita globale risale al 3,1% nell’anno corso, con un +0,3 per il 2027. A determinare la positività sono due fattori : la resilienza del settore privato e gli investimenti tecnologici legati all’AI, a cui si contrappone l’eccessivo aumento dei costi energetici che loro volta sono la prima fonte della galoppata dell’inflazione, la quale a livello globale è prossima al 5% ma in calo a poco più del 4% per 27.
Cenerentola mondiale è l’Europa con una crescita all’1,1% e con un’inflazione intorno al 3,5%, penalizzate entrambe dai costi energetici. Per non parlare della carenza quasi totale di materie prime o terre rare, e in particolare ritardo negli investimenti sia tecnologici sia di modernizzazione. Quella che fu la regina del globo per quasi due millenni sta diventando il suo ventre molle, frenata a livello socioeconomico dai prezzi elevati dell’energia e dai conflitti in corso. La crescita del Pil italiano viene accreditata dal Fmi di un +0,3% per il 2026, che però si perderebbero nel prossimo anno, mentre l’inflazione è attesa al 3,3% nell’anno in corso per scendere al 2,8% nel 2027.
Un quadro quello delineato dal Fmi non rassicurante ma neppure disarmante; la resilienza dimostrata potrebbe essere vicina a un sostanziale rallentamento nel caso l’escalation dei conflitti acceleri e le miliardarie aspettative derivanti dagli investimenti nell’intelligenza artificiale non si materializzino o lo facciano in misura ampiamente minore, ovvero che i guadagni di produttività dall’IA deludano. Il Fmi avverte rischi di impoverimento dettati dalle disuguaglianze sociali e invita i governi a rafforzare gli introiti fiscali in modo da garantire i servizi sociali e disporre di maggiori risorse da destinare al raffreddamento del caro vita, attraverso un sostegno al reddito delle fasce più deboli, il cui modus vivendi nell’intera Europa è ormai in costante peggioramento da molti anni.
I cambiamenti-miglioramenti della fiscalità debbono quindi essere propedeutici al riequilibrio della ricchezza tra le fasce sociali. I tagli fiscali finanziati dal debito pubblico debbono sostenere una più redditizia produttività che a sua volta deve generare migliori profitti e, seppur con aliquote fiscali più basse, più introiti per l’erario.Le casse pubbliche a loro volta debbono destinare ai servizi garantiti una espansiva qualità e quantità. Il reddito procapite , grazie alla miglior produttività, deve riuscire a superare il passo dell’inflazione, così a sostenere la crescita dei consumi, ovvero del Pil.
