Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 11:56
Politica estera

Bolsonaro all’ultimo respiro e la mossa disperata di Lula

A pochi minuti dalla chiusura delle urne Zanin, toga della Corte Suprema ed ex legale del presidente, dà altro tempo. Colpo di scena dopo una giornata blindata: schierati oltre 260mila uomini

Brazil's right-wing senator and presidential candidate for the Liberal Party (PL) Flavio Bolsonaro reacts after knowing the first results in the presidential runoff election, in Brasilia, on October 25, 2026. Brazil's President and re-election candidate for the Workers' Party (PT) Luiz Inacio Lula da Silva pulled off a dramatic comeback on October 25, 2026, as he clinched election victory against right-wing senator Flavio Bolsonaro, who trounced him in the first round. (Photo by Sergio LIMA / AFP)

Il Brasile è stato chiamato a scegliere il presidente nel ballottaggio tra il capo dello Stato uscente Luiz Inácio Lula da Silva e il senatore Flávio Bolsonaro, candidato del Partito Liberale. Tutto stava andando bene quando, pochi minuti prima della chiusura prevista dei seggi, è arrivata la decisione più controversa della giornata: il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin ha accolto la richiesta di Lula di prolungare di due ore, fino alle 19 locali, l’orario di voto in tutto il Paese. Zanin, nominato nel 2023 dallo stesso Lula dopo averlo difeso come avvocato nell’inchiesta Lava Jato, la Mani Pulite brasiliana, è intervenuto e poco dopo ha precisato che l’estensione sarebbe stata applicata soltanto alle sezioni elettorali in cui le urne erano ancora aperte, escludendo la riapertura di quelle già chiuse. Il chiarimento è arrivato dopo che la prima ordinanza aveva disposto una proroga generalizzata, con conseguenze anche sulle operazioni di scrutinio, ancora sospese dal Tribunale elettorale al momento in cui andiamo in stampa.

La decisione era tuttavia stata anticipata da un duro intervento dello stesso Lula, che aveva denunciato presunti tentativi di ostacolare il voto attraverso la riduzione dei trasporti pubblici. Il presidente aveva sostenuto che a San Paolo fosse stato ritirato dalla circolazione quasi il 40% degli autobus e aveva citato problemi analoghi a Salvador, Recife, Teresina e in altre città. Accuse rivolte ad amministratori locali che Lula ha promesso di «perseguire dopo le elezioni».

«Ricordate le elezioni precedenti (del 2022), quando la polizia stradale federale impedì alle persone di andare a votare? Ebbene, adesso quasi il 40% degli autobus è stato tolto dalla circolazione a San Paolo». Lula ha quindi rivolto un appello ai vertici della giustizia elettorale, chiedendo di garantire agli elettori penalizzati dai ritardi o dalla mancanza di autobus la possibilità di votare. «Nessuno deve rinunciare al voto perché qualche imprenditore senza scrupoli o qualche sindaco disonesto, un criminale, ha cercato di impedirgli di farlo», ha affermato, chiedendo di prolungare l’orario.

Il passaggio più inquietante è arrivato quando il presidente ha prospettato conseguenze giudiziarie per gli amministratori che, a suo dire, avrebbero ostacolato il voto. «Dopo le elezioni, il prossimo passo sarà chiedere l’arresto di questi sindaci per reati elettorali. Non è possibile che, nel XXI secolo, un sindaco cerchi di impedire ai cittadini di esercitare il loro libero diritto democratico di votare», ha dichiarato, citando in particolare i sindaci di San Paolo, Salvador e Feira de Santana.

Il presidente ha insistito sulla necessità di non accettare quello che ha definito «banditismo» e ha invitato gli elettori a non desistere. «Non permetteremo che ci siano brogli, criminalità, imprenditori senza scrupoli e sindaci criminali», ha detto. Poi ha richiamato nuovamente il precedente del 2022, quando, secondo la sua ricostruzione, la polizia stradale federale aveva impedito a elettori di raggiungere le urne. «Non permetterò che il popolo venga ingannato un’altra volta, come è successo nel 2022», ha concluso, invitando i brasiliani ad aspettare e a votare affinché «la democrazia esca vincitrice da questo processo elettorale». Secondo fonti di Brasilia ascoltate da Il Giornale, la strategia di Lula sarebbe il preludio a un appello a scendere in piazza in caso di vittoria di Bolsonaro.