Il Brasile arriva all’appuntamento elettorale più importante dell’anno diviso praticamente a metà. Da una parte Luiz Inácio Lula da Silva, 80 anni, il presidente che ha costruito la propria carriera politica sulla promessa di ridurre le disuguaglianze sociali e che oggi cerca un quarto mandato alla guida del gigante sudamericano. Dall’altra Flávio Bolsonaro, 45 anni, senatore e figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, che ha raccolto l’eredità politica del padre e si presenta come il volto di una destra decisa a riconquistare il potere.
La posta in gioco va ben oltre la permanenza di Lula al Palazzo del Planalto: il voto determinerà la direzione politica della maggiore economia latinoamericana, il futuro delle relazioni con Washington e il posizionamento internazionale di un Paese che negli ultimi anni ha cercato di ritagliarsi un ruolo autonomo tra Occidente e Sud globale.
Il primo turno, celebrato il 4 ottobre, ha già riservato una sorpresa. Bolsonaro ha ottenuto circa il 47% dei voti validi, superando Lula, fermatosi intorno al 45%. Le ultime rilevazioni confermano che nessuno dei due candidati può considerare acquisita la vittoria. Bolsonaro mantiene un vantaggio numerico in numerosi sondaggi, ma il margine si è progressivamente assottigliato. Lula, invece, punta a recuperare il terreno perduto mobilitando gli elettori che non hanno partecipato al primo turno e convincendo una parte dell’elettorato moderato.
I sondaggi: Bolsonaro leggermente avanti, Lula ha recuperato terreno
Il quadro demoscopico rimane estremamente equilibrato. Secondo la rilevazione Datafolha pubblicata giovedì, Lula e Flávio Bolsonaro sono sostanzialmente appaiati al 50% dei voti validi, con un margine di errore di due punti percentuali. Considerando i dati non arrotondati, Bolsonaro si attesterebbe al 50,47% contro il 49,53% del presidente uscente. Una differenza insufficiente per indicare un favorito certo.
Il dato politicamente più interessante riguarda però l’evoluzione del consenso. Secondo una ricognizione pubblicata il 19 ottobre da Congresso em Foco, la media di tredici rilevazioni assegnava a Bolsonaro il 50,9% contro il 49,1% di Lula. In cinque dei sei confronti possibili con le precedenti rilevazioni degli stessi istituti, il distacco tra i due candidati si era ridotto.
La tendenza suggerisce che il presidente uscente sia riuscito a recuperare una parte dello svantaggio iniziale, ma non permette di concludere che abbia già completato la rimonta. In una competizione così serrata, anche variazioni minime nella partecipazione elettorale potrebbero rivelarsi decisive. Ed è proprio sull’affluenza che si concentra una parte importante delle strategie dei due candidati.
Come si arriva al voto: il peso dell’eredità Bolsonaro e le difficoltà di Lula
La campagna elettorale brasiliana si è sviluppata attorno a una contraddizione. Lula si presenta come il garante della stabilità democratica e della protezione sociale, ma deve difendere il bilancio di un governo che una parte consistente dell’elettorato considera incapace di rispondere alle preoccupazioni quotidiane. Bolsonaro, invece, promette un cambiamento radicale pur rappresentando la continuità con l’esperienza politica del padre.
Il presidente uscente paga soprattutto il malcontento per il costo della vita e la criminalità. Nonostante le politiche redistributive che hanno caratterizzato la sua carriera, una parte degli elettori ritiene che i benefici economici non siano sufficienti a compensare l’aumento delle spese familiari e la percezione di insicurezza.
Per recuperare consensi, Lula ha puntato sul rafforzamento dei programmi sociali, sull’aumento del 15% dei trasferimenti del Bolsa Família, su misure fiscali per contenere il prezzo dei carburanti e su interventi a sostegno delle piccole imprese. Negli ultimi giorni ha inoltre sostenuto la riduzione dell’orario massimo settimanale di lavoro da 44 a 40 ore, senza tagli salariali, una proposta che ha ricevuto il via libera del Senato ma che non ha ancora completato l’iter legislativo.
Bolsonaro ha invece costruito buona parte della propria campagna sulla sicurezza pubblica, promettendo una risposta più dura contro la criminalità organizzata. Tra le proposte figurano la costruzione di grandi istituti penitenziari sul modello salvadoregno, il riconoscimento delle organizzazioni criminali transnazionali come gruppi terroristici e l’abbassamento a 16 anni dell’età per il trattamento penale da adulti in determinati casi.
La sua candidatura rappresenta anche il tentativo di riportare la famiglia Bolsonaro al centro del potere dopo la condanna dell’ex presidente Jair, che sta scontando una pena di 27 anni per il tentativo di colpo di Stato legato alla sconfitta elettorale del 2022. Flávio ha promesso che, in caso di vittoria, concederà la grazia al padre.
Il confronto televisivo del 23 ottobre, trasmesso da TV Globo, ha mostrato chiaramente questa contrapposizione. Se i sondaggi descrivono una sfida equilibrata, il risultato potrebbe dipendere dalla capacità di mobilitare gli elettori rimasti ai margini del primo turno.
Nonostante il voto sia obbligatorio, oltre 33 milioni di persone, pari a circa il 21% dell’elettorato, non si sono presentate alle urne il 4 ottobre. Un’attenzione particolare è rivolta al Minas Gerais, uno degli Stati più importanti sul piano elettorale e tradizionalmente considerato un indicatore degli equilibri nazionali.
