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Politica estera

Dal tabacco alle auto elettriche. I due fronti aperti per l’economia giapponese

Giovedì la Russia ha esteso il controllo sugli impianti della Japan Tobacco. E la premier Takaichi cerca garanzie dalla Ue sulle auto elettriche

Le lady di ferro del conservatorismo

La prima settimana di novembre solitamente è associata con il periodo del foliage, una delle stagioni più suggestive per andare in Giappone e ammirare le sue bellezze storiche, culturali e naturali. Ma per la premier Sanae Takaichi questi giorni non sono stati affatto semplici, in particolare sul versante economico tra danni reali e rischi potenziali.

Il primo fronte è con la Russia. Lo scorso giovedì il presidente Vladimir Putin ha emesso un decreto per mettere sotto controllo statale le operazioni della Japan Tobacco International (JTI), che conta circa 4.000 dipendenti e quasi il 40% del mercato russo delle sigarette (in pratica il principale produttore del paese). A prenderne il controllo la holding statale AO Promyshlennye aktivy. A nulla sono valse le proteste di Tokyo: infatti solo ieri Mosca ha disposto il trasferimento di tutte le quote detenute da (Jti) a tre società russe: Pereslavl-Tobacco, Jti Innovative Products e Jti Russia. Secondo i media legati al Cremlino, le misure si basano sul decreto presidenziale dell’aprile 2023 che consente di sottoporre ad amministrazione temporanea i beni di soggetti appartenenti a Paesi considerati ostili, in risposta alle sanzioni imposte a Mosca dopo l’invasione dell’Ucraina. In oltre 20 anni il gruppo JTi ha investito in Russia circa 4,6 miliardi di dollari, ma dalla scoppio della guerra contro Kiev nel 2022 ha sospeso i nuovi investimenti nella produzione e nel marketing in Russia.

Si tratta solo dell’ultimo capitolo di una serie di tensioni diplomatiche tra Tokyo e Mosca. Tra le più recenti la visita di Putin lo scorso agosto nell’isola di Itorofu, parte dell’arcipelago delle Curili meridionali. Questo gruppo di isole, distante poche miglia da Hokkaido, è controllato dalla Russia fin dalla Seconda Guerra Mondiale ma continua ad essere rivendicato dal Giappone. Altro fronte di tensione, e forse la causa scatenante dell’acquisizione russa delle operazioni di JTi, è stato l’arresto il mese scorso da parte della Russia di Yuki Imai, giornalista del quotidiano giapponese Hokkaido Shimbun, con l’accusa di spionaggio. Il ministero degli Esteri russo ha infatti accusato Tokyo di usare sistematicamente i giornalisti per raccogliere informazioni all’interno del Paese.

Ma se il deterioramento dei rapporti con un alleato dell’Occidente sembra seguire l’ormai consolidato copione della diplomazia moscovita, più imprevedibili sono i potenziali colpi all’economia nipponica provenienti dall’Unione Europea. La minaccia per Tokyo ha un nome: l’Industrial Accelerator Act, il piano con cui l’Ue intende proteggere i settori strategici - auto elettriche comprese - dalla pressione dei produttori cinesi sul mercato europeo. L’intesa esclude anche i veicoli prodotti in altri Paesi non Ue, come Corea del Sud e Turchia, mentre la Gran Bretagna godrebbe di un trattamento preferenziale condizionato.

Takaichi vuole però garanzie per le auto elettriche nipponiche e cerca di tessere la sua tela diplomatica. Il tema è stato posto sul tavolo lo scorso 28 ottobre a Tokyo in occasione della visita del cancelliere tedesco Friedrich Merz. Altra occasione è stata la telefonata di giovedì con il presidente francese Emmanuel Macron nel corso della quale Takaichi ha espresso “serie preoccupazioni”, chiedendo una “risposta adeguata” da Parigi. Secondo il ministero degli Esteri giapponese, Macron ha illustrato la posizione del governo francese e i due hanno convenuto di proseguire le consultazioni sul dossier. Stretta tra i rapporti difficili con la Russia, le tensioni con la Cina sull’isola di Taiwan e la minaccia costante della Corea del Nord, il Giappone decide quindi di guardare ai suoi tradizionali alleati occidentali, forte dell’accordo di libero scambio con la Ue in vigore dal 2019.

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