Flávio Bolsonaro è arrivato negli Stati Uniti con la famiglia e da Miami ha lanciato una sfida frontale al presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, autoproclamandosi «il vero presidente eletto del Brasile». Una dichiarazione destinata a riaccendere lo scontro politico dopo la sconfitta al ballottaggio di domenica, quando il candidato del Partito liberale (Pl) è stato battuto dal leader del Partito dei lavoratori (Pt) con oltre 4,4 milioni di voti di scarto.
Il senatore, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, ha pubblicato sui social una lettera dai toni durissimi, nella quale denuncia presunti brogli senza presentare prove e accusa le istituzioni brasiliane di essere diventate strumenti di persecuzione politica. Ma appena venti minuti dopo la diffusione del documento ha corretto la frase d’apertura, sostituendo la definizione di «vero presidente eletto» con quella di «leader del Brasile». Una modifica che non ha attenuato la sostanza del messaggio: Flávio intende guidare dall’estero l’opposizione a Lula e impedire, sostiene, che il Paese scivoli verso una dittatura.
Nella lettera il senatore ringrazia il presidente argentino Javier Milei per il coraggio e il rispetto della legalità e Donald Trump per averlo accolto negli Stati Uniti, definiti una terra di libertà. Poi punta il dito contro il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin, ex avvocato di Lula, accusandolo di aver favorito il presidente con la proroga dell’orario di voto fino alle 19 durante il ballottaggio. Secondo Flávio, la decisione avrebbe permesso a Lula di ottenere oltre dieci milioni di voti in più rispetto al primo turno. Il senatore sostiene inoltre che gli abusi di potere politico ed economico durante la campagna giustifichino l’annullamento della candidatura di Lula e del vicepresidente Geraldo Alckmin.
La partenza per gli Stati Uniti arriva dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto la consegna dei passaporti di Flávio nell’ambito di un’indagine per sospetto riciclaggio di denaro. Il senatore nega ogni irregolarità e descrive il provvedimento come parte di una strategia per metterlo sotto pressione. Il Brasile, ha denunciato, sarebbe ormai dominato da un sistema giudiziario politicizzato, pronto a colpire gli avversari del governo.
«Non sono fuggito dal Brasile, sono uscito per il Brasile», scrive, paragonando la propria scelta a quella di figure storiche costrette all’esilio per combattere regimi autoritari, tra cui Charles de Gaulle. Trump commenta dall’Ohio: «Non voglio essere coinvolto. È stata un’elezione molto strana, questo è certo».
