«Il dispositivo di sicurezza non è stato sottostimato». Ne è certo, il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, provando a giustificare le immagini di devastazione che a tarda sera componevano il puzzle del caos francese.Quello di piazze mobilitate contro le mancate risposte del governo sul carovita e quasi subito trasformate in terreno fertile per guerriglie urbane nelle principali città violate da una rabbia a suo dire orchestrata da gruppi di estrema sinistra e da «chiamate alla rivolta». La mobilitazione del 17 ottobre ha preso forma soprattutto sui social. Manine non specificate, sospetti su collettivi di estrema sinistra. C’è chi parla di 800mila presenze col ritorno di pezzi degli ex gilets jaunes. Ma a soffiare sul fuoco è da giorni anche Jean-Luc Mélenchon. Che ieri se l’è presa con la polizia prima ancora che Parigi venisse trasformata nel ring di una rabbia non più solo giovanile ma saldata tra gli scontenti della «Macronie». Nella sola capitale, ieri 191 fermi; un gilet giallo fatto indossare alla Marianne di Place de la République. E una ventina di feriti.Stavolta il ministro dell’Interno toglie gli studenti dalla polemica: «Almeno 400 fermi in tutta la Francia, 9 su 10 maggiorenni, non minori come nei giorni scorsi, i casseur entrano nei cortei, a Parigi come altrove». Un disordine organizzato a cui le forze dell’ordine hanno provato a tener testa. Più di 500mila manifestanti in tutta la Francia, secondo il sindacato Cgt. Saccheggi, assalti tentati, come quello all’Eliseo, e in molti casi riusciti. Escalation a Parigi, Marsiglia, Lille, Nizza, Montpellier. Grandi città dove a sera si contavano i segni lasciati come stigmate dai casseur. Dai furti alle sassaiole contro la polizia nella Ville Lumière – con quartieri illuminati dai fuochi appiccati – all’assalto al municipio di Marsiglia dove un gruppo è entrato nell’atrio sfondando la porta al grido di «è la rivoluzione, prendiamo la Bastiglia». Fino all’assalto e al saccheggio della prefettura a Bordeaux; all’incendio al municipio di Limoges e quello nell’ufficio del turismo di Lione.Ancora una volta incappucciati. E ancora il sindaco di Saint-Denis, il «ribelle» Bally Bagayoko, in piazza a Parigi per sostenere «i dimenticati della République». Né lui né il suo candidato all’Eliseo Mélenchon sono stati immortalati in balletti davanti a cassonetti in fiamme, eppure il premier Lecornu ha puntato il dito proprio contro il tribuno della gauche: «Non si può invitare a cessare le violenze mentre si offrono scusanti a chi le commette, le violenze sono una vostra responsabilità politica», ha tuonato, allegando il messaggio di Mélenchon contro i metodi del prefetto di Parigi, colpevole a suo dire d’aver «aperto la porta al caos» e aver autorizzato l’uso di gas lacrimogeni. Lecornu lo attacca per la prima volta: «Iniziate a indicare i responsabili delle violenze invece di attribuire ai capi della polizia la responsabilità». A Marsiglia tirato giù un busto della Marianne, un muro imbrattato con simboli anarchici, il sindaco ha chiesto e ottenuto rinforzi da Macron. In serata, il presidente ha scritto su X: «Non c’è posto per la violenza», chi ha devastato «sarà perseguito e punito». Intanto, via a una nuova conta dei danni. Un giovane a Saint Etienne ha perso una mano per una granata stordente.

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