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Politica estera

Gli Usa stringono la morsa sull’Iran: scatta il piano Iron Gate per tagliare le rotte segrete di Teheran

Washington punta a bloccare armi, tecnologie e finanziamenti attraverso i confini terrestri e il Mar Caspio. Nel mirino una rete clandestina da 2 miliardi di dollari

Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha annunciato un piano per strangolare ancora di più il regime iraniano. Ha intenzione di bloccare le vie di rifornimento terrestri della Repubblica islamica, estendendo così il blocco navale, in atto da mesi, contro i porti iraniani nello Stretto di Hormuz.

La “Task Force Iron Gate” rafforzerà “il successo del nostro ferreo blocco contro l’Iran via mare”, ha dichiarato l’ammiraglio Brad Cooper, comandante del Centcom.

Con base a Tampa, in Florida, la task force si coordinerà con altre agenzie governative statunitensi “per impedire il movimento di sistemi d’arma avanzati, tecnologie a duplice uso, materiali soggetti a sanzioni e flussi di entrate illeciti attraverso i confini terrestri dell’Iran e il Mar Caspio”, ha spiegato ancora il Centcom.

La nuova strategia americana contro Teheran

Oltre al traffico di armi, l’unità si concentrerà, quindi, pure sull’intercettazione di tecnologie a “duplice uso” impiegate dall’Iran e sul blocco di quelli che Washington definisce flussi di entrate illegali.

L’istituzione di questa task force rappresenta l’ennesima dimostrazione di come gli Stati Uniti stiano cercando nuove modalità per intensificare la pressione su Teheran, a oltre otto mesi dall’avvio, insieme a Israele, di un conflitto contro la Repubblica Islamica.

Anche se gli attacchi statunitensi hanno inferto colpi durissimi all’apparato militare convenzionale iraniano e il blocco navale ha fortemente limitato le esportazioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz e il Mar Arabico, l’Iran continua a costituire una minaccia significativa per la regione, mentre la sua leadership continua a rafforzare il controllo sul Paese.

Michael Mulroy, ex vice segretario aggiunto alla Difesa degli Stati Uniti per il Medio Oriente, ha spiegato che il compito della task force sarà quello di individuare la provenienza dei “sistemi d’arma”, capire “come sia possibile bloccarne l’afflusso” e monitorare le modalità con cui “l’Iran trasporta le proprie risorse”.

Ha inoltre aggiunto che, qualora il presidente statunitense Donald Trump dovesse ordinare un’escalation del conflitto, è probabile che gli attacchi si concentrino proprio su questa “serie di obiettivi”.

“A differenza dell’operazione ‘Epic Fury’, che aveva come obiettivi principalmente bersagli militari, ritengo che questi futuri riguarderanno infrastrutture ed elementi economici, il tutto rientra in un piano globale volto a privare il regime della capacità di combattere e di finanziarsi”, ha chiarito Mulroy.

La rete clandestina iraniana per aggirare le sanzioni

Un’inchiesta di Reuters ha rivelato una parte della complessa strategia di Teheran. L’Iran ha infatti messo in piedi una rete clandestina di agenzie militari per importare, a partire dal gennaio 2025, materiale bellico, esplosivi e autocarri pesanti per un valore di almeno 2 miliardi di dollari, eludendo sia il blocco navale statunitense che le sanzioni occidentali.

Secondo l’indagine, il materiale è giunto in Iran via mare dal Mar Caspio (proveniente dalla Russia), via terra dall’Asia centrale e tramite aerei cargo dalla Cina.

Un funzionario militare statunitense, che ha richiesto l’anonimato, ha infine precisato che il coordinamento della task force coinvolgerà probabilmente i Dipartimenti del Tesoro, di Stato e della Giustizia, oltre all’intelligence.

I limiti della pressione militare sull’Iran

“Rafforzare la collaborazione del Centcom con le altre agenzie governative statunitensi limiterà ulteriormente la capacità dell’Iran di finanziare il terrorismo, ricostruire fabbriche di armi e rifornire il proprio apparato militare”, ha dichiarato ancora l’ammiraglio Cooper.

Ma bisogna tener conto di un’altra analisi. Se dovessero riprendere i bombardamenti sull’Iran, secondo le valutazioni dell’intelligence statunitense degli ultimi mesi, nuovi attacchi contro la Repubblica islamica non modificherebbero in modo sostanziale la posizione negoziale di Teheran, né porterebbero alla caduta del governo iraniano.

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