A soli tre giorni dal voto del 27 ottobre, in cui oltre sette milioni di israeliani andranno al voto per eleggere il nuovo parlamento, le ultime proiezioni di questa mattina raccontano ancora di un esito alquanto incerto e delle difficoltà del Likud di Benjamin Netanyahu di ottenere la maggioranza dei seggi alla Knesset. I sondaggi attribuiscono al blocco di Gadi Eisenkot 56 seggi e a quello del premier uscente solo 50. Nel mezzo ballano ancora 14 seggi tra le forze politiche non alleate con i due maggiori fronti. Il risultato dei sondaggi, opportunamente campionato e ponderato, trova un riscontro per nulla banale negli indicatori di performance degli account social dei leader e candidati. Una cartina di tornasole di quello che emerge dalla ricerca demoscopica che negli ultimi anni sta diventando un prezioso strumento di conferma e di anticipazione del voto delle urne.
Dal 1° al 24 ottobre, periodo di maggior polarizzazione elettorale, le pagine Facebook dei candidati, tenendo conto che hanno comunque fanbase numericamente diverse, possono essere paragonate a partire da alcuni indicatori e tra questi c’è di certo l’engagement, che come già detto in altre occasioni è la misura del successo dei contenuti pubblicati in un lasso di tempo specifico. Per farla breve, misura la convergenza di interessi tra chi pubblica e chi può interagire con quel contenuto. A spiccare il volo in questo monitoraggio è proprio la pagina di Gadi Eisenkot, leader del partito di Yashar, che ha fatto registrare rispetto al mese di settembre una crescita percentuale del coinvolgimento dell’86%. Altrettanto significative sono le performance dei due ex premier Yair Lapid e Naftali Bennett, alleati in B’Yachad, cioè Insieme, che hanno incassato una crescita del 30% e del 70%. Parallelamente, l’engagement della paginaFacebook del premier uscente e ricandidato Benjamin Netanyahu ha mostrato qualche preoccupante segno di stanchezza tra i follower evidenziato dal decremento del tasso di coinvolgimento del 39%. Un segnale da non sottovalutare anche perché rispecchia le performance ottenute dall’account Instagram del premier israeliano che ha chiuso il periodo con una perdita del 4,72% di coinvolgimento.
Infatti, sempre nello stesso periodo, a far registrare la crescita più consistente dell’engagement rispetto al periodo precedente è stato ancora una volta il canale di Gadi Eisenkot che ha incassato una crescita del 106% e ancora prima ha performato ancora meglio l’account dell’ex premier Naftali Bennett, con una crescita del 117%. Bennett è l’alleato di Yair Lapid, altro ex primo ministro, nel fronte B’Yachad, Insieme, e il loro raggruppamento raccoglie le forze di centrodestra che vogliono porre fine all’attuale governo. Lo scenario muta, parzialmente, se ci spostiamo a osservare le performance degli account di TikTok dei candidati. Infatti, nel confronto doppio tra gli ultimi 24 giorni e quelli precedenti tutti i candidati ottengono una crescita e una gratificazione nel coinvolgimento. Anzi, a spiccare il volo è proprio l’account del premier Netanyahu che sfruttando la viralità di alcuni video disruptive, confezionati con l’intelligenza artificiale e pensati per dare seguito ai maggior trend virali della piattaforma, ha incassato una crescita percentuale pari al 618%, diventando così il canale che gli ha garantito la quota maggiore di attenzione digitale.
