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Politica estera

La banca cinese e i soldi di Russia e Iran: la rete nascosta che sfida le sanzioni Usa

La Zhejiang Chouzhou Commercial Bank al centro di un sistema di transazioni che elude le sanzioni occidentali. Washington evita di colpirla per non compromettere i rapporti con Pechino

"Spostamento del Pil globale": così la Cina erode il primato economico americano

La guerra contro un nemico si fa con tutti i mezzi a propria disposizione. Ed è quello che fa Washington, ma nel contempo anche Pechino. Vediamo come si muovono le due superpotenze in alcuni ambiti dello scacchiere mondiale per conquistarne la leadership.

La banca cinese che aggira le sanzioni americane

Sono anni che gli Stati Uniti tentano di escludere i loro avversari dal sistema finanziario globale. Il denaro proveniente da Paesi come l’Iran e la Russia, però, ha continuato a circolare, in gran parte grazie a banche cinesi.

Esempio ne è un istituto regionale poco noto della Cina orientale, emerso negli ultimi anni come un canale chiave per le transazioni finanziarie iraniane e russe. Ciò è stato ricostruito in base a quanto dichiarato da ex funzionari statunitensi e a documenti visionati dal Wall Street Journal. I fondi in questione, come mostrano i dossier, sono stati utilizzati per acquistare merci cinesi in violazione delle sanzioni occidentali, inclusi beni con potenziali applicazioni militari.

Il nome della banca in questione è Zhejiang Chouzhou Commercial Bank (ZCCB) ed è emerso appunto come un canale chiave per le transazioni iraniane e russe. Era stata segnalata dalle autorità statunitensi, sia durante l’amministrazione Trump che sotto quella Biden.

Washington, tuttavia, ha evitato di imporre sanzioni dirette contro la ZCCB. Ma perché questo? Perché era difficile stabilire se l’istituto fosse a conoscenza dell’origine dei fondi. Inoltre, il governo statunitense temeva che colpire la banca potesse compromettere le relazioni con Pechino o destabilizzare il sistema finanziario cinese, spiega il Wsj.

La Cina, però, continua ad affermare di rispettare il diritto internazionale negli scambi commerciali con Iran e Russia, ma respinge quelle che definisce sanzioni unilaterali statunitensi contro tali Paesi. Mentre la Zhejiang Chouzhou Commercial Bank ha dichiarato di rispettare le leggi vigenti e di aver avviato indagini interne per capire quanto accaduto.

La strategia di Pechino e i punti deboli delle sanzioni Usa

Dai documenti non emerge se la dirigenza della ZCCB fosse a conoscenza del fatto che i fondi coinvolgessero entità sanzionate in Iran e Russia, i cui ruoli venivano celati dietro una rete di società di comodo e intermediari.

Questi flussi rivelano però di certo un punto debole nelle sanzioni statunitensi e potrebbero evidenziare anche come la Cina riesca a sostenere con le sue mosse i principali rivali geopolitici degli Stati Uniti.

È bene ricordare che Pechino è un partner commerciale fondamentale sia per l’Iran che per la Russia: acquista il loro petrolio, vende loro prodotti elettronici e altri beni, e offre loro un punto di accesso al sistema finanziario globale attraverso le banche cinesi.

Il complesso sistema che opera dietro, però, “rende difficile per le banche comprendere se i pagamenti siano collegati all’Iran”, ha spiegato Miad Maleki, ex alto funzionario del Dipartimento del Tesoro statunitense, ora al think tank Foundation for Defense of Democracies. «Quando il denaro arriva a destinazione, è solitamente passato attraverso diversi livelli», ha puntualizzato.

Secondo alcuni ex funzionari statunitensi, la strategia di Pechino invece è avveduta. La Cina lascia che siano le banche di minori dimensioni a gestire i rapporti con Paesi ad alto rischio, come l’Iran e la Russia.

In questo modo, qualora gli Stati Uniti decidessero di imporre sanzioni a un istituto cinese, le conseguenze ricadrebbero solo su attori di minor peso, consentendo alle principali banche cinesi di mantenere buoni rapporti con Washington.

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