Non son bastati i buoni consigli sui libri elargiti da una terrazza sul mare col vento a scompigliargli i capelli, e neppure la playlist «hit verano 2026». La calata barbarica di Ceuta e un’anziana inquilina sfrattata sono riusciti dove la serie di scandali giudiziari aveva fallito: san Pedro si è infine dimesso. Proprio lo stesso giorno un altro paladino dell’avanguardia progressista, nonostante i sondaggi lo dessero vincente, si è ritrovato sconfitto e costretto a un sorprendente ballottaggio con il rampollo Bolsonaro. È la caduta degli dei, dove gli dei al tramonto erano apparsi intoccabili, superiori, infallibili. «Tutti con Sánchez», proclamava l’ampio spettro della sinistra italiana rapita dalle nette prese di posizione in politica estera e dalla ribellione verso Trump, altro che Meloni. E poi, lui sì, che ha «la schiena dritta»: rifiuta di aumentare le spese militari, denuncia le azioni di Netanyahu e se non bastasse difende i diritti civili, tanto da introdurre flussi migratori regolari, anche se alla fine la situazione gli è un po’ sfuggita di mano. L’Espresso si era comunque spinto a proclamarlo «persona dell’anno» definendolo senza se e senza ma l’unica alternativa credibile alle «derive muscolari della politica globale». Anche Lula, il caro vecchio amico di D’Alema, gode nel nostro Paese di un parterre de roi non indifferente. L’umile contadino che dal Nord del Brasile arriva a essere presidente al grido di «niente fame - istruzione per tutti - felicità per tutte le famiglie» echeggia irresistibile. Vabbè, è stato un po’ in carcere, ma lui non ha fatto niente di male. Vabbè, aveva dato residenza permanente al pluricondannato Battisti, però ha chiesto scusa all’Italia. Vabbè, forse ha fatto qualche errore, ma non vorrai mica paragonarlo a quel delinquente di Bolsonaro? È così che cadono gli dei. Crollano sotto le macerie della corruzione dei grandi ideali. Trascinando con sé le promesse non mantenute.

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