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Politica estera

La diversità da limite a risorsa

Elettorati diversi hanno mandato al Congresso rappresentanti molto diversi: ebreo, mussulmano, presbiteriano, ultimi woke, nativi americani, ispanici, gay dichiarato, transgender

Democratic Senate candidate Texas state Rep. James Talarico speaks at an election night event in Austin, Texas, Tuesday, Nov. 3, 2026. (AP Photo/Eric Gay)

Dire che negli Usa i dem hanno vinto su posizioni più radicali è una mezza verità. Un luogo comune a uso mediatico che non descrive la realtà. Sarebbe più esatto dire che la formula vincente è stata quella di interloquire con una serie di minoranze che insieme hanno dato vita alla netta vittoria nelle elezioni di Midterm, paragonabile a quella del ’74 che seguì le dimissioni di Nixon. Elettorati diversi hanno mandato al Congresso rappresentanti molto diversi: ebreo, mussulmano, presbiteriano, ultimi woke, nativi americani, ispanici, gay dichiarato, transgender. Un melting pot religioso, sociale, ideologico, culturale nello spirito americano. La sinistra socialista di Ocasio-Cortez insieme all’anima moderata del governatore del Nord Carolina Roy Cooper. Anime contraddittorie che sono riuscite però ad attirare pure pezzi di elettorato trumpiano. Diversità unite da un minimo comune denominatore, magari generico, ma con il collante del rifiuto incondizionato al modello Trump (stessa cosa in Israele con Netanyahu). Chi prende in giro i richiami al Vangelo di James Talarico non ha capito un tubo. La diversità nel successo dem da limite si è trasformata in ricchezza.L’opposto di quello che sostengono pure da noi i teorici dell’elettorato identitario, radicale, di riferimento. Paradossalmente questi ultimi sono più simili a Trump che non ai democratici di oggi, perché come The Donald parlano solo al proprio popolo, alla propria comunità. E come lui rischiano di andare incontro a cattive sorprese se le crisi economiche, sociali, internazionali fanno affacciare al voto perfetti sconosciuti (come in Ungheria, Serbia o Israele): è cambiata la fase, non tutto si esaurisce nello scontro tra un ipotetico Trump di destra e un possibile Trump di sinistra. E anche la pretesa di rappresentare una sorta di egemonia della sinistra sull’intera alleanza testimoniata dal book fotografico che accompagna la nascita del campo largo, è lontana anni dall’immagine del gruppo dem al Congresso Usa. Un monito a sinistra come a destra.

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