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Politica estera

La fuga di Bolsonaro. “Avrà l’asilo negli Usa”

Lo sfidante sconfitto da Lula aveva ricevuto l’ordine di consegnare i passaporti (anche quello italiano). Ed era nell’aria un ordine di cattura. Il volo verso gli Stati Uniti di Flávio con la moglie e le figlie

(FILES) Brazil's right-wing presidential candidate and Senator Flavio Bolsonaro gestures during a press conference in Brasilia on August 5, 2026, where he announced federal deputy Alfredo Gaspar as his running mate for the 2026 presidential election. Flavio Bolsonaro on October 25, 2026 said a Supreme Court justice had banned him from leaving Brazil, one day after he lost presidential elections and refused to concede defeat. (Photo by Evaristo Sa / AFP)

La Florida di Donald Trump come rifugio dalla morsa giudiziaria del Brasile sempre più nelle mani di Luiz Inácio Lula da Silva. Flávio Bolsonaro, il senatore che domenica è stato sconfitto a sorpresa nel ballottaggio, allungato di due ore durante le quali sono stati aggiunti solo 34mila voti, ha scelto di rifugiarsi negli Stati Uniti: è atterrato ieri notte in Florida insieme alla moglie e alle due figlie, dopo che la Polizia federale gli aveva intimato di consegnare i passaporti brasiliani, quello ordinario e quello diplomatico, ma anche quello italiano che possiede dal 2023, entro le 11 di ieri, le 15 in Italia, vietandogli di lasciare il Paese sudamericano. Il tutto su ordine del giudice della Corte suprema Alexandre de Moraes, vicinissimo al vicepresidente di Lula, Geraldo Alckmin. Scaduto il termine senza che i documenti fossero consegnati, la polizia ha quindi cancellato i suoi passaporti dai terminali del Brasile e riferito a Moraes di avere eseguito l’ordine. Il giudice può valutare qualsiasi ulteriore misura cautelare, compreso l’ordine di arresto, con annessa segnalazione all’Interpol da parte del Guardasigilli verdeoro. Per la destra brasiliana, è l’ennesimo capitolo di una campagna giudiziaria contro il bolsonarismo, proprio mentre il Brasile esce da una delle elezioni più «sorprendenti» quanto all’esito della sua storia recente.

Del resto, il tempismo giustizialista delle autorità brasiliane è esplosivo. Durante il dibattito presidenziale sulla Tv Band, Lula aveva infatti minacciato che, dopo il 25 ottobre, Flávio Bolsonaro avrebbe «perso l’immunità parlamentare» e sarebbe stato travolto dai «molti processi finora bloccati dai suoi amici». Ora, dopo la vittoria lulista, è la macchina giudiziaria a entrare in scena con l’ordine di consegna dei passaporti, compreso a sorpresa quello italiano. Sullo sfondo, accanto a Lula, c’è anche Andrei Rodrigues, direttore generale della Polizia federale, rimasto alla guida dell’organismo durante il terzo mandato di Lula e che, stando al portale brasiliano Poder360, avrebbe trascorso con il presidente di sinistra almeno 81 giorni negli ultimi 44 mesi.

Il provvedimento contro Flávio rientra in un’indagine per presunto riciclaggio di denaro nella quale è coinvolto anche l’avvocato Willer Tomaz, oltre che in un’indagine su presunti finanziamenti illegali per un film biografico sul padre Jair, condannato a oltre 27 anni di carcere per tentato colpo di Stato. L’approdo di Flávio negli Stati Uniti sposta il conflitto oltre i confini brasiliani.

La vicinanza politica con Trump offre alla destra un interlocutore internazionale mentre cresce lo scontro con le istituzioni di Brasilia anche perché la crisi non resta confinata alla politica: gli investitori guardano alla certezza del diritto, alla tutela della proprietà e alla disciplina fiscale, mentre i risparmiatori non amano vedere vacillare le garanzie su cui poggiano i loro patrimoni. Lula ha conquistato la presidenza, ma dovrà dimostrare che la vittoria non diventerà una resa dei conti con l’altra metà del Paese. Quando un avversario politico si prepara a cercare negli Usa una via d’uscita dalla pressione giudiziaria attraverso una richiesta di asilo, come ha fatto Flávio secondo quanto verificato da Il Giornale, la domanda non riguarda più solo chi abbia vinto le elezioni, ma quanto siano solide le garanzie democratiche del Brasile.