«Sono qui. Con voi». Quattro parole per trasformare un ritorno in una promessa politica. María Corina Machado è tornata ieri in Venezuela, dopo quasi dieci mesi trascorsi all’estero, e il suo messaggio è già il manifesto di una nuova fase della battaglia per la democrazia. La leader dell’opposizione, insignita del Nobel per la pace nel 2025, ha scelto di rientrare nel Paese per il quale ha rischiato tutto, sfidando un sistema che per anni ha cercato di impedirle di competere e di guidare il cambiamento.
La sua partenza, nel dicembre 2025, era avvenuta dopo circa sedici mesi di clandestinità, in un clima di persecuzione politica seguito alle contestate elezioni presidenziali del 2024. Machado aveva lasciato il Venezuela per raggiungere Oslo e ricevere il riconoscimento internazionale per la sua lotta non violenta. Ma non ha mai rinunciato a tornare. Nei mesi successivi, diversi tentativi di rientro erano falliti, alimentando l’incertezza sul suo futuro politico. Ora il ritorno riporta al centro della scena una dirigente che ha fatto della resistenza civile e della difesa del voto la propria bandiera. Nel 2024, esclusa dalla corsa presidenziale, aveva sostenuto Edmundo González, candidato dell’opposizione che rivendicò la vittoria contro Nicolás Maduro sulla base delle copie dei verbali elettorali raccolte dagli oppositori. González ha salutato il rientro come il ritorno della «voce sovrana» dei venezuelani, promettendo di raggiungerla presto. Per Machado, la sfida è adesso restituire ai venezuelani il diritto di scegliere il proprio futuro.
