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Politica estera

L’addio di Katie Zacharia e il Far West alla Casa Bianca: cosa succede dentro la Casa Bianca

Cresce il nervosismo nella squadra del tycoon alla viglia delle elezioni di metà mandato. Voci su una possibile uscita di scena della capo di gabinetto Susie Wiles

La seconda amministrazione Trump, sin qui dimostratasi più o meno disciplinata e priva di fughe di notizie e licenziamenti in serie, comincia ad assomigliare sempre più al primo caotico mandato del tycoon. Complice infatti l’avvicinarsi del 3 novembre, giorno delle elezioni di midterm che potrebbero segnare la perdita del controllo, nello scenario peggiore, dell’intero Congresso da parte dei repubblicani, il nervosismo alla Casa Bianca è palpabile. E le indiscrezioni su lotte di potere e rese dei conti tutte interne alla corte di The Donald tornano come non accadeva da tempo a moltiplicarsi senza sosta sui media statunitensi.

Per avere contezza della tempesta in corso al 1600 di Pennsylvania Avenue basta partire dal licenziamento di Katie Zacharia, la nuova portavoce nominata da Trump e fatta fuori dal capo Maga dopo cinque giorni di passione. La nuova portavoce aveva l’arduo compito di rimpiazzare l’impeccabile (per gli standard trumpiani) Karoline Leavitt, la quale ha lasciato l’incarico per dedicarsi alla famiglia. Zacharia avrebbe scoperto del suo licenziamento venerdì mentre era in corso un’intervista con il Wall Street Journal. Si è allontanata dopo essere stata chiamata da un alto consigliere presidenziale e non è più tornata, hanno riferito i reporter del quotidiano finanziario.

Ad affondare la giovane portavoce il suo primo disastroso briefing di un quarto d’ora e l’essersi presentata come avvocato pur non avendo superato l’esame di abilitazione. Una spietata intervista con la Fox News, non esattamente una rete televisiva ostile ai repubblicani, ha fatto il resto. Alle spalle di Zacharia - l’ultima di una serie di licenziamenti di figure di spicco, principalmente donne, dell’amministrazione Usa - si sarebbe però consumata una partita decisamente più complessa che chiama in causa il ruolo di Susie Wiles, la potente capo di gabinetto di Trump che, dopo essere riuscita a gestire senza troppi contrasti il ritorno a Washington del presidente, pare adesso essere finita nel mirino proprio del tycoon.

Non è un caso che l’assunzione di Zacharia sia stata decisa dal commander in chief senza consultare prima Wiles. Una mossa che, scrive il Washington Post, sarebbe stata vista internamente come un tentativo di minare l’autorità della capo dello staff. La consigliera, soprannominata “Ice Lady”, starebbe pagando per le polemiche sollevate dalle consulenze politiche svolte da due uomini della sua cerchia, gli strateghi elettorali Chris LaCivita e James Blair. In un post pubblicato qualche giorno fa sul suo social The Truth, il leader Usa ha chiarito che non esiterebbe a licenziare LaCivita e Blair se dal loro lavoro per un governo straniero emergesse un conflitto di interessi.

Trump, preoccupato di non ricevere le informazioni necessarie, avrebbe chiamato amici, collaboratori della Casa Bianca e consulenti esterni sfogandosi riguardo alle elezioni di midterm e dei due strateghi vicino a Wiles. La situazione per la capo di gabinetto, sottolinea sempre il Washington Post a cui una fonte vicina a Trump ha confidato che la passata settimana è stata un “nuovo Far West”, sarebbe peggiorata quando è emerso che anche sua figlia, Katie Wiles, socia di una società di lobbying, ha fatto visita nella Repubblica Srpska.

Non stupisce dunque che a questo punto si susseguano le voci di possibili dimissioni della “donna di ghiaccio”. Forse già dopo le elezioni e nonostante Trump la difenda pubblicamente. “Susie è qui e ci resterà a lungo”, ha detto The Donald definendo fake news le ricostruzioni della stampa. A scaldare i motori per il delicato ruolo ci sarebbero comunque già diversi candidati, tra cui il vice capo di gabinetto Stephen Miller e il direttore della Federal Housing Finance Agency Bill Pulte.

A Washington intanto il caos politico sulla sponda orientale del fiume Potomac raggiunge anche quella occidentale, sede del Pentagono. Dopo diverse dichiarazioni contrastanti, Trump ha sconfessato il piano annunciato dal suo segretario alla Difesa, il fedelissimo Pete Hegseth, il quale aveva dichiarato che l’esecuzione di Nidal Hasan, l’ex militare Usa autore di una strage nel 2009, sarebbe stata trasmessa online. “Il segretario supporta la decisione del presidente ed entrambi sono completamente allineati”, ha dichiarato il portavoce del Pentagono dopo la decisione del tycoon.

L’iniziativa dell’ex anchorman di Fox News aveva fatto emergere diversi malumori nella squadra del capo Maga, a partire dal vice JD Vance e dallo speaker della Camera Mike Johnson. Per quanto alla fine ridimensionata, la vicenda ha rappresentato una pericolosa distrazione da una campagna elettorale che Trump si sta giocando persino nelle roccaforti repubblicane, consapevole che il 3 novembre si aprirà la fase finale della sua presidenza e l’ultima occasione per dimostrare che l’età dell’oro per l’America è davvero arrivata. La bufera sulla Casa Bianca e i sondaggi in picchiata per l’aumento dei prezzi lasciano però intravedere una realtà ben diversa.

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