Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:45
Politica estera

L’ombra dell’Iran sul voto in Israele: tra cyberattacchi, interferenze e minacce di guerra

Alla vigilia delle elezioni, Israele affronta il rischio di ingerenze straniere e di una nuova escalation con Teheran

Conto alla rovescia per le elezioni in Israele: sullo sfondo, lo spettro di Teheran, anche in rete. Le autorità israeliane hanno già individuato e contrastato campagne di influenza straniera, mentre le società specializzate nella sicurezza informatica segnalano un incremento degli attacchi contro organizzazioni e infrastrutture del Paese. Nel frattempo, Benjamin Netanyahu ha accusato direttamente l’Iran di tentare di condizionare le elezioni, inserendo la questione della sicurezza nazionale al centro delle ultime giornate di campagna elettorale.

Il quadro più dettagliato delle interferenze arriva dall’Institute for National Security Studies, che il 22 ottobre scorso ha pubblicato un rapporto sulle operazioni di influenza straniera condotte in vista delle elezioni israeliane. L’indagine identifica diversi attori, tra cui reti riconducibili all’Iran, tra cui il network islamista Isnad e l’operazione russa Doppelgänger, distinguendone obiettivi, strutture e modalità operative. Teheran punterebbe piuttosto a sfruttare le fratture già presenti nella società israeliana, alimentando la sfiducia verso le istituzioni, le autorità politiche e la stessa regolarità del processo democratico.

Una delle indagini utilizzate dall’INSS, realizzata dalla società Golden Owl, ha individuato circa 150 profili su X riconducibili all’Iran attraverso indicatori come la localizzazione degli account o l’utilizzo della versione iraniana dell’applicazione. Si tratta di identità digitali che si presentano come cittadini israeliani, pubblicano contenuti in ebraico e intervengono nelle controversie politiche nazionali.

I messaggi pubblicati possono apparire spesso contraddittori. Alcuni sostengono posizioni favorevoli agli ultraortodossi nella controversia sul servizio militare, mentre altri alimentano sentimenti ostili nei loro confronti. La contraddizione, secondo gli analisti, non rappresenta necessariamente un errore: potrebbe essere parte di una strategia volta a radicalizzare pubblici diversi, senza perseguire una linea ideologica coerente.

Il giorno stesso della pubblicazione del report, lo Shin Bet ha annunciato la rimozione di numerosi profili social utilizzati nell’ambito di campagne di influenza straniera. L’operazione è stata condotta insieme al dipartimento informatico della Procura dello Stato e alla Commissione elettorale centrale. L’agenzia di sicurezza non ha però attribuito pubblicamente tutti i profili rimossi all’Iran.

Ancora più preoccupante è il quadro delineato dalla società israeliana Check Point. Secondo l’analisi, nelle prime settimane di ottobre le organizzazioni israeliane hanno subito mediamente 2.700 attacchi informatici alla settimana, con un incremento del 55% rispetto allo stesso periodo del 2025. Gli attacchi contro il settore governativo sono aumentati dell’82%, mentre quelli rivolti al comparto energetico e infrastrutturale hanno registrato un incremento del 107%. Check Point segnala inoltre un’intensificazione delle attività del gruppo iraniano Handala, che avrebbe collegato esplicitamente alcune delle proprie pubblicazioni alle elezioni israeliane.

Tra i rischi identificati figurano campagne di phishing che imitano comunicazioni rivolte agli elettori, la diffusione di dati personali e possibili attacchi finalizzati a rendere temporaneamente inaccessibili siti istituzionali.

Sebbene gli attacchi alla sicurezza tengano banco in queste ore, quelle militari non sono di certo passate in secondo piano. Nelle ultime ore, il rischio di un nuovo scontro con Teheran è diventato anche uno dei temi più controversi della campagna elettorale, mettendo in evidenza le tensioni tra la leadership politica e i vertici delle forze armate.

Ieri, Channel 12 ha riferito di un duro confronto tra Netanyahu e il capo di Stato maggiore Eyal Zamir, relativo a un’operazione militare non meglio specificata che, secondo le fonti citate dall’emittente, avrebbe potuto provocare una rapida escalation con l’Iran. Stando alla ricostruzione giornalistica, Zamir avrebbe chiesto ulteriori consultazioni e una documentazione formale sull’autorizzazione dell’operazione.

La vicenda ha immediatamente provocato una reazione dell’opposizione. Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu ed ex ministro della Difesa, ha chiesto alla procuratrice generale Gali Baharav-Miara di aprire un’indagine su Netanyahu, accusandolo di voler trascinare Israele in uno scontro militare per impedire lo svolgimento delle elezioni.

Commenti