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Politica estera

Miller capo staff, la svolta cattivista. E l’Arco di Trionfo fa infuriare Trump

Ira per lo stop del giudice all’opera. Cacciata la Wiles per la sconfitta. Il nuovo portavoce: stop guerra in Iran

US President Donald Trump speaks to the media upon arriving on Air Force One at Palm Beach International Airport in West Palm Beach, Florida on November 6, 2026. (Photo by Alex WROBLEWSKI / AFP)

Donald Trump continua a eludere le domande e a deludere chi, tra i repubblicani, vorrebbe dal presidente un segnale che indichi al partito la strada da percorrere nei prossimi due anni. Il «giorno dopo» del tycoon altro non è che la prosecuzione del giorno prima del voto. Alla vigilia dell’elezione che ha ridisegnato la mappa politica Usa, Trump si era presentato davanti alla Reflecting Pool del Lincoln Memorial per magnificarne l’opera di restauro, pure funestata da imbarazzanti errori delle ditte appaltatrici, legate al presidente. All’indomani, il presidente ha condotto i giornalisti ad ammirare il cantiere della nuova Ballroom, il contestatissimo salone delle feste che sarà «il più bello del mondo», e per il quale ha fatto abbattere un’intera e storica ala della residenza presidenziale. E ancora, giovedì, ha convocato i reporter per annunciare la designazione a monumento nazionale dello Studio Ovale, riarredato e ridecorato in questi ultimi due anni in perfetto stile Trump, con abbondanza di stucchi e fregi dorati. «Così nessuno lo potrà cambiare», ha spiegato.E poi c’è il nuovo Arco Trionfale che il presidente vuole far sorgere all’ingresso del Cimitero Monumentale di Arlington, dove riposano i caduti delle guerre americane; un progetto appena approvato dalla commissione competente (piena di personalità designate da Trump) e subito bloccato da un giudice. Tutti segnali, secondo diversi osservatori, sia democratici sia repubblicani, del persistente distacco del presidente dalla nuova realtà politica nella quale si è risvegliata l’America dopo il voto di martedì. Pochi, quasi svogliati, i commenti di Trump sul voto. «Se il mio nome fosse stato sulla scheda avremmo vinto», ha ripetuto. «Le nostre elezioni sono truccate, non sapete quanto», ha detto ai giornalisti, senza però spingersi a contestare i risultati. Qualcosa di più è stato possibile ricavare da un sms che il presidente ha inviato ai suoi sostenitori. «Sarò sincero. Le elezioni di Midterm non sono andate come ci aspettavamo», ma «non mi arrenderò mai, non cederò mai». A seguire, la richiesta di donazioni, a partire dalla cifra simbolica di 20,26 dollari. Cosa Trump intenda fare con i fondi di cui ancora dispone il suo forziere elettorale personale, il Maga Inc., che durante la campagna aveva in cassa mezzo miliardo di dollari, al momento non è chiaro. Ma Axios ha rivelato che il tycoon ha detto ai suoi consiglieri di volere continuare a raccogliere fondi per la sua attività politica. Probabilmente, una mossa per influenzare il corso del partito in vista del 2028 e per esercitare pressioni sui repubblicani che intendano prendere le distanze da lui o sfidarlo apertamente.Le avvisaglie che qualcosa si sta già muovendo ci sono. I primi a indicare più o meno implicitamente le responsabilità del presidente per la disfatta elettorale sono stati il governatore della Florida Ron DeSantis e il vicepresidente JD Vance. Nel pomeriggio di venerdì, l’annuncio di Trump su Truth: la capa dello staff della Casa Bianca, Susie Wiles, «la donna più potente del mondo», lascia il posto al vice Stephen Miller, l’architetto delle politiche anti immigrazione dell’amministrazione. Secondo i media Usa la causa del cambio sarebbe proprio la disfatta di Midterm. Miller, Maga della prima ora, avrebbe imposto come condizione lo stop alla guerra in Iran.Punti Sono, secondo il voto popolare, quelli che i dem hanno di vantaggio sui repubblicani.

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