Un «attentato terroristico razzista». Lo definisce così, il presidente della Repubblica Macron, arrivando ieri sera nella città di Trappes senza annunci preventivi. Dopo aver incontrato una delegazione studentesca all’Eliseo alla vigilia della nuova giornata di mobilitazione nazionale promossa dai sindacati a cui oggi si uniranno pezzi di gilet gialli, il capo dello Stato sceglie di abbandonare la tradizionale cautela delle autorità d’Oltralpe di fronte a un assalto armato in odore di terrorismo. E dopo un colloquio a porte chiuse col procuratore affida ai media la sentenza senza appello.
I fatti li ricostruisce in un comunicato-lampo la procura antiterrorismo: che tiene aperta l’inchiesta indirizzata su un gesto teso a colpire «neri e arabi»; contrariamente ad altri episodi similari, ieri subito allertata. Il ministro dell’Interno Nuñez, già in mattinata arriva nella cittadina ad appena 35 km dalla capitale Parigi e dà conto dell’azione di 5 agenti della brigata anticrimine (Bac) che hanno arrestato l’autore della sparatoria interrompendo un «percorso di morte». Attorno alle 10 del mattino, un 39enne inizia infatti a sparare a raffica con un mitra dal finestrino della propria auto. «All’impazzata, su tutti», si ascolta nelle video-testimonianze. Torna la paura. In azione, stavolta, c’è Kevin T., passato dagli stupefacenti alla tentata strage. Un attacco «chiaramente terroristico», le prime parole di Nuñez. Poi i dettagli: ha ucciso un 26enne marocchino; 5 i feriti gravi, tra cui una 12enne; bloccato senza opporre resistenza dopo aver percorso due località degli Yvelines. «Non cederemo, è un tornante della nostra storia, è la prima volta che c’è un atto terroristico pensato per uccidere i nostri concittadini in ragione del colore della pelle o della religione», aggiunge Macron lasciando Trappes e descrivendo i 15 minuti che lo hanno spinto a rinviare la partenza per la Nigeria e il Senegal precipitandosi nella cittadina, ringraziando la polizia in un frangente che vede le divise nel mirino: «La République è di tutti, è il nostro tesoro, il mio messaggio è di concordia, né rabbia né paura, non lasciamo che questo attentato ci divida. Guardiamoci negli occhi, siamo tutti francesi». La politica condanna l’assalto. «Il razzismo uccide», taglia corto Mélenchon. Le Pen parla di «atto barbaro».
Ma chi era l’attentatore? Quattro denunce per reati comuni e non nello specchietto degli 007; non tra i «Fiche S», l’elenco delle minacce esplicite. Ha agito da solo ma una perquisizione ha fatto spuntare tre bottiglie di gas e dei fili elettrici nel suo appartamento. Fermato anche un familiare. In Francia, intanto, dispiegati oggi 70mila agenti per evitare deflagrazioni nelle proteste: le forze speciali, 20 blindati e 15 idranti. Richiamati pure i poliziotti in congedo. Gli studenti invitano a «continuare la mobilitazione» fino all’annuncio di misure concrete da parte del governo.
