Donald Trump si prepara a lottare. E a lottare duro. Quasi come se lo scontro con i Democratici fosse una questione non solo politica, ma anche fisica. Il presidente americano affila le armi in vista della battaglia che si apre al Congresso. E dopo aver spiegato che potrebbe «collaborare con i democratici senza insultarli», il tycoon prima anticipa che potrebbero esserci «altri cambiamenti» ai vertici - qualcuno le chiama già «purghe» - dopo che la maggioranza repubblicana è evaporata sia alla Camera che al Senato. Poi ordina al Dipartimento di Giustizia di «indagare immediatamente» sulle minacce dei democratici ai repubblicani, incluso il ministro della Giustizia. Infine fa sapere via Truth Social di aver proposto il ruolo di portavoce della Casa Bianca a Dana White, il presidente dell’Ufc, l’Ultimate Fighting Championship, la più importante e prestigiosa organizzazione di arti marziali miste (Mma) al mondo. «Abbiamo bisogno di queste persone per difenderci dalla sinistra folle. Dana, ti prego, accetta l’incarico», scrive il presidente spiegando di aver chiesto al campione e amico di vecchia data di portare con sé dei collaboratori, «alcuni dei quali non provengono dal nostro Paese» ma che lui cita nome per nome. Tutti campioni di lotta libera o judo, segno della linea che Trump intende intraprendere. Il ruolo di portavoce della Casa Bianca è rimasto vacante dopo l’addio di Karoline Leavitt, ufficialmente per dedicarsi alla famiglia, e dopo il flop durato quattro giorni di Katie Zacharia.
Come nel suo stile, Trump agita le acque della politica interna e internazionale con annunci contraddittori. Le prime mosse indicano che il tycoon non ha alcuna intenzione di lasciare spazio all’opposizione e che altre teste potrebbero presto saltare nella galassia repubblicana. In settimana si insedierà alla Casa Bianca il «falco» Stephen Miller, che Trump nelle scorse ore ha voluto sostituire a Susie Wiles come capo dello staff e che, dopo aver definito il Partito democratico «un’organizzazione estremista interna», ieri si è detto favorevole all’arresto dei giornalisti se non rivelano le loro fonti nel governo. Il primo campo di battaglia potrebbe essere l’immigrazione. I Dem sono pronti a sfoderare le proprie armi per frenare le deportazioni di massa, ma si troveranno contro l’intransigente Miller, fin qui l’artefice di quelle politiche come vice capo dello staff.
Dopo le voci di licenziamento, «The Donald» rinnova la «fiducia» nel segretario alla Guerra Pete Hegseth e mentre parla dei «numerosi progressi» in vista di un eventuale accordo con l’Iran, a cui lavora il vice JD Vance, tiene sul tavolo l’opzione di un nuovo attacco contro la Repubblica islamica, già a partire da domani, in occasione della luna nuova, che col buio faciliterebbe i raid. Gli Stati Uniti, nel frattempo, hanno condotto nuovi bombardamenti contro l’isola iraniana di Qeshm, nello Stretto di Hormuz, mentre Centcom annuncia una task force per interrompere il transito di armi dalla Repubblica islamica, sia via terra che tramite il Mar Caspio. Nelle prossime ore si capirà se a prevalere sarà la linea dialogante di Vance oppure quella belligerante sia di Hegseth che del capo di Centcom, Brad Cooper, che spingono per un ritorno al conflitto.
