Donald Trump cambia tono, almeno davanti alle telecamere. Dopo aver fatto della lotta all’immigrazione irregolare uno dei pilastri della propria amministrazione, riconosce che la sua amministrazione è stata “troppo dura”.
Le dichiarazioni, estratti dell’intervista concessa al programma della Cbs 60 Minutes, segnano un cambio di registro rispetto alla retorica utilizzata finora dal presidente. L’intervista realizzata dal giornalista Ross Douthat alla Casa Bianca rappresenta il primo colloquio televisivo di Trump dopo la sconfitta elettorale. Queste dichiarazioni, tuttavia, non sembrano collimare né con i toni delle ultime ore tantomeno con la scelta di Stephen Miller come chief of staff.
La questione migratoria resta una delle chiavi per comprendere la nuova postura del presidente. Secondo gli exit poll citati da CBS News, il 58% degli elettori americani ritiene che la stretta sulle deportazioni dell’amministrazione Trump si sia spinta troppo oltre. Anche in Texas, uno degli Stati simbolo della trasformazione politica emersa dalle urne, l’immigrazione è risultata tra i temi decisivi per i latinos, che hanno spostato significativamente il proprio sostegno verso i democratici.
Da gennaio, con il nuovo Congresso a maggioranza democratica, la politica migratoria dell’amministrazione potrebbe diventare oggetto di indagini parlamentari, il che rischia di trasformare uno dei principali cavalli di battaglia del presidente in un terreno di scontro permanente con Capitol Hill.
A sorprendere l’interlocutore anche una parentesi più intima. “Spero di andare” in paradiso, “non voglio andare all’inferno”, ha detto Trump, rispondendo a chi gli chiede spesso se pensasse di andare in paradiso.
Al momento, tuttavia, l’amministrazione non sembra stare progettando alcuna brusca sterzata sulla politica migratoria. Il Dipartimento per la Sicurezza Interna e dell’Immigrazione e delle Dogane non hanno ricevuto alcun tipo di comunicazione relativa a un allentamento sull’immigrazione dopo le elezioni. Anzi, nelle ultime settimane, i funzionari dell’ICE hanno ricevuto istruzioni di tentare di effettuare circa 19.000 arresti a settimana, ovvero circa 2.700 al giorno, un aumento rispetto al precedente obiettivo di 2.000 arresti giornalieri. Un obiettivo fissato prima delle elezioni.
