Non solo la Russia. Dietro le minacce che hanno fatto scattare l’allarme negli aeroporti italiani si allunga anche l’ombra dell’Iran.È una delle piste al vaglio degli inquirenti, che cercano di capire se le email anonime degli ultimi giorni rientrino in una strategia più ampia di guerra ibrida, anche in Europa. Le procure non puntano soltanto a identificare gli autori, ma valutano l’esistenza di una regia comune dietro alle mail di minaccia che utilizzi gruppi criminali e informatici come strumenti di destabilizzazione.Un’ipotesi ancora da verificare, sulla quale pesano alcuni precedenti: in altri ambiti, già sotto la lente dell’antiterrorismo, gruppi criminali iraniani avrebbero fornito servizi per interessi russi. Una collaborazione senza necessariamente un unico centro di comando: una rete di proxy che rende difficile risalire ai mandanti. In questa teoria del caos, diversi protagonisti potrebbero essersi inseriti anche in corsa. Secondo fonti qualificate, la «pista islamista», con riferimento anche all’Iran, presenta elementi concreti. Non si tratterebbe necessariamente di una responsabilità diretta di Teheran, ma dell’intervento di hacker islamisti nelle dinamiche della guerra ibrida. Una fonte del ministero della Difesa spiega al Giornale: «È da escludere una regia iraniana nelle minacce. Ma appare concreto il coinvolgimento di gruppi di hacker riconducibili al mondo islamico che si inseriscono in modo autonomo senza rispondere a una stessa regia». Attori differenti possono così perseguire obiettivi convergenti.Un’altra pista riguarda il mondo antagonista, su un livello più basso. Un hacker che collabora con l’intelligence italiana osserva: «Gli attacchi rivendicati su un canale Telegram da un gruppo russo non erano particolarmente evoluti, più probabile la pista del mondo antagonista». Intanto la questione assume una dimensione europea. Le autorità italiane valutano i collegamenti tra gli episodi e le agenzie di cybersicurezza condividono informazioni attraverso due reti.La CSIRTs Network collega le strutture nazionali di risposta agli incidenti informatici per lo scambio rapido di dati tecnici; EU-CyCLONe coordina invece la gestione delle crisi cyber su larga scala. Lo scopo è prevenire la propagazione delle minacce e valutare eventuali innalzamenti del livello di risposta, distinguendo situazioni ordinarie, allerta e crisi. Secondo fonti europee che stanno valutando il quadro complessiva, gli episodi sono attualmente classificati come ordinari su scala europea: non emergono dunque, per ora, gli estremi di una crisi informatica su larga scala. Il monitoraggio resta però elevato per cogliere segnali di coordinamento o escalation. È su questo doppio binario che procedono le verifiche: mentre sul piano della gestione cyber gli episodi restano circoscritti, le procure indagano sull’eventualità che azioni apparentemente scollegate facciano parte di una strategia comune.Da chiarire è se le minacce agli aeroporti siano soltanto iniziative isolate o si inseriscano in un sistema più esteso di pressioni e intimidazioni, nel quale interessi russi, reti criminali iraniane e hacker islamisti possano convergere senza esporsi direttamente.

Commenti