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Politica internazionale

Brasile, vince al primo turno Bolsonaro: è ballottaggio con Lula

Milioni di brasiliani chiamati al voto in una sfida destinata a pesare sugli equilibri politici del Paese: attesa per la nuova geografia del potere

An election official prints the ballot box report on the vote count during the presidential election at a polling station in Rio de Janeiro, Brazil, on October 4, 2026. Brazilians head to the polls in a highly polarized presidential election between incumbent leftist President Luiz Inacio Lula da Silva -seeking a fourth presidential mandate- and right-wing senator Flavio Bolsonaro, who emerged as the leading figure of the conservative movement following the conviction and imprisonment of his father, former president Jair Bolsonaro. (Photo by Douglas SHINEIDR / AFP)

Ieri, alle 17.00, ora di Brasilia, si erano chiuse le urne per quasi 160 milioni di elettori del Paese sudamericano. In ballo non solo la scelta del presidente, ma anche il rinnovo di governatori e Congresso. Una campagna al fulmicotone che ha visto al centro della scena il duello tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che corre per un quarto mandato, e il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair.

Fin dai primi dati disponibili, Bolsonaro si era collocato in testa, superando persino il famigerato 50%, staccando Lula che è a lungo rimasto intorno al 41%. Il delfino di Jair sembrava avere matematicamente la vittoria in tasca quando nel corso della notte italiana Lula ha recuperato sulla forbice che li divideva. Il figlio dell’ex presidente si è quindi assestato sul 47%, inseguito da Lula che sfiora quasi il 45.

La maggior parte dei sondaggi pre-elettorali indicava una competizione serrata, con Lula in leggero vantaggio su Bolsonaro. Uno degli Stati da tenere d’occhio era ed è il Minas Gerais, una regione montuosa a vocazione mineraria e agricola, 21 milioni di abitanti. Dal ritorno alla democrazia negli anni ’80, nessun candidato ha vinto la presidenza senza trionfare qui. Nel 2018, Jair Bolsonaro ha sconfitto Lula con oltre 1,7 milioni di voti di scarto, venendo eletto presidente. Quattro anni dopo, Lula riconquistò lo stato con meno di 50.000 voti di scarto e vinse anche le elezioni a livello nazionale. Chiunque vinca nel Minas Gerais, vincerà anche le elezioni. Nello Stato Bolsonaro Jr chiude questo primo turno con poco più del 48%.

L’obiettivo era quello di dimostrare che il bolsonarismo è sopravvissuto politicamente a Jair Bolsonaro e, soprattutto, di essere riuscito a trasformarsi in una forza capace di garantirsi una successione dinastica. Un’eventuale vittoria al secondo turno, previsto per il 25 ottobre prossimo, si tradurrebbe in un’accelerazione sul piano sicurezza e lotta alla criminalità, uno dei terreni sui quali Bolsonaro ha costruito la propria campagna, ma anche il delicatissimo rapporto con le istituzioni e con la magistratura. Flávio ha infatti promesso di concedere la grazia al padre Jair.

La svolta sarebbe probabilmente ancora più evidente in politica estera. Una presidenza Bolsonaro avvicinerebbe sensibilmente Brasilia alla Washington di Donald Trump. Flávio ha già dichiarato di voler rivalutare la permanenza del Brasile nei BRICS e ha inoltre prospettato una maggiore flessibilità del Mercosur per negoziare più liberamente con gli Stati Uniti. E la Cina? Qui emergerebbe il principale limite alla svolta filoamericana: Pechino resta un partner economico troppo importante perché Brasilia possa svincolarsi.

In termini regionali, inoltre, una vittoria di Bolsonaro contribuirebbe allo spostamento a destra dell’equilibrio politico sudamericano e rafforzerebbe la rete dei governi regionali più vicini a Trump, modificando il baricentro politico dell’intero continente.

Quella appena conclusasi, e pronta a riaprirsi, è stata una campagna elettorale delle più feroci nella storia democratica del Brasile. Né Lula né Bolsonaro si sono presentati ai dibattiti televisivi, lasciando poco spazio alla discussione. Un gigantesco scandalo bancario ha poi travolto trasversalmente la classe politica brasiliana, coinvolgendo personaggi sia a sinistra che a destra.

Ma mentre i due schieramenti rimangono profondamente divisi, molti elettori brasiliani si dichiarano stanchi della politica in generale. Secondo un recente sondaggio della società Quaest, circa il 23% degli elettori ha dichiarato di non essere interessato alle elezioni, mentre il 10% aveva intenzione di votare scheda bianca o nulla.

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