Alle 17.00, ora di Brasilia, si sono chiuse le urne per quasi 160 milioni di elettori del Paese sudamericano. In ballo non solo la scelta del presidente, ma anche il rinnovo di governatori e Congresso. Una campagna al fulmicotone che ha visto al centro della scena il duello tra il presidente Luiz Inácio Lula da Silva, che corre per un quarto mandato, e il senatore Flávio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente Jair.
Dai primi dati disponibili, ancora fortemente imprecisi e con un ampio margine d’errore, Bolsonaro sarebbe in testa con il 49%, staccando Lula, che si attesterebbe intorno al 42. Tutto può ancora accadere ma la forbice tra i due candidati appare al momento molto ampia. Poiché il voto si svolge online, i risultati definitivi dovrebbero essere disponibili entro poche ore dalla chiusura.
La maggior parte dei sondaggi pre-elettorali indicava una competizione serrata, con Lula in leggero vantaggio su Bolsonaro, vantaggio che si ridurrebbe ulteriormente in caso di un eventuale secondo turno. Se nessun candidato alla presidenza otterrà più del 50% dei voti validi, i due candidati più votati si sfideranno al ballottaggio del 25 ottobre. Dal resto del mondo occhi puntati sulla sfida per il Planalto: il Brasile è al centro di una feroce competizione tra Washington e la Cina per il predominio politico, diplomatico ed economico.
Uno degli Stati da tenere d’occhio è il Minas Gerais, una regione montuosa a vocazione mineraria e agricola, 21 milioni di abitanti. Dal ritorno alla democrazia negli anni ’80, nessun candidato ha vinto la presidenza senza trionfare qui. Nel 2018, Jair Bolsonaro ha sconfitto Lula con oltre 1,7 milioni di voti di scarto, venendo eletto presidente. Quattro anni dopo, Lula riconquistò lo stato con meno di 50.000 voti di scarto e vinse anche le elezioni a livello nazionale. Chiunque vinca nel Minas Gerais, vincerà anche le elezioni.
