È un attacco frontale a teppisti, ladri e casseur, quello che il governo francese ha sferrato ieri. Colpirà anzitutto il portafoglio. Per la prima volta, si mettono in discussione gli aiuti dello Stato per le categorie svantaggiate (ma non soltanto) qualora venisse dimostrato che taluni percettori siano stati protagonisti delle guerriglie urbane degli ultimi giorni. Il primo messaggio è del ministro Vincent Jeanbrun, delegato a Città, banlieues e case popolari. Su X annuncia che d’intesa con il Guardasigilli Darmanin - che oggi sarà a Marsiglia, città tra le più colpite dalle violenze firmerà una circolare per consentire allo Stato di limitare i sussidi sociali per coloro che saranno riconosciuti colpevoli di saccheggio durante le proteste dello scorso fine settimana. «Ladri, saccheggiatori, rapinatori: i sussidi sociali sono finiti!», annuncia Jeanbrun.
Un primo concreto guanto di sfida a chi ha assaltato negozi e boutique che fa il paio con un’altra arma, messa in campo ieri dal governo: l’intesa con le piattaforme di rivendita online. La ministra per la Sovranità industriale e digitale, Anne Le Hénanff, ha chiesto di rimuovere gli annunci di «merce rubata» pubblicati dopo i saccheggi con tanto di descrizione degli eventi. La ministra ha convocato i rappresentanti di Vinted ed eBay: «Sarà richiesto alle aziende di collaborare con le autorità, così da poter perseguire chi rivende merce rubata». A dialogo col governo, anche Amazon, Leboncoin, Meta e TikTok, oltre all’associazione del commercio elettronico Fevad. I danni subiti da oltre 3 mila attività di Parigi, Marsiglia, Lille non sono stati quantificati del tutto, e c’è già una nuova manifestazione convocata per sabato da pezzi di gilet gialli tornati a oltranza. E con la rete pronta ad agire.
Stavolta, spiega il premier Lecornu messo alle strette ieri in Senato, le cose andranno diversamente. Il capo del governo riconosce errori: «Abbiamo imparato la lezione, pronto un dispositivo di sicurezza massiccio». Poi una lettera inviata ai leader dei partiti, per un incontro a Matignon domani su quelle che Lecornu definisce senza indugi «minacce» anche sul calendario elettorale. Le Pen e Bardella hanno declinato l’invito. Mélenchon alla finestra, prende di petto il ministro dell’Interno, che da giorni accusa la France Insoumise di aver «gettato benzina sul fuoco» e ieri nel mirino si è trovato costretto a respingere le accuse piovute in Parlamento contro di lui: di aver manipolato i Servizi per colpire il partito La Francia Insoumise. «Falso dice Nuñez non si occupano dei partiti».
Intanto, parziale coprifuoco confermato anche per ieri sera in certe zone di Parigi fino alle 6 di stamattina: attorno a Place de la République e Les Halles, epicentro delle violenze. Scelta condivisa anche da Lione dalle 21 di ieri all’alba e da Marsiglia, Lille e Bordeaux. La prefettura della capitale ritiene che la misura mirata abbia «contribuito a riportare la calma», dunque rinnovato pure il divieto di assembramento dalle 16 alle 21. Il premier insiste su punizioni esemplari: «Disponiamo di una grande quantità di prove, immagini e video, i fermi saranno numerosi». Conta su 200 investigatori Parigi. Ma Lecornu denuncia soprattutto «uno schema insurrezionale guidato da gruppuscoli di estrema gauche e di ultra-sinistra» e l’incendio del municipio di Limoges «ne è un esempio». La prefettura di Parigi ha creato un’apposita piattaforma per denunciare. Ieri centinaia di studenti hanno manifestato invece pacificamente in centro a Lione.
